"Il sogno del minotauro. Il cinema di Terrence Malick" di Arianna Pagliara

Film, stile e poetica di Malick. L'universo e l'essere umano

Intraprendere una discussione su Terrence Malick è davvero impegnativo, come smuovere un macigno.
La sua figura sfuggente e il suo stile, sempre estraneo a logiche di genere e di mercato, lo rendono un caso unico nel panorama cinematografico degli ultimi quarant'anni. Se poi si ha a che fare con meno di dieci film in un arco di tempo così ampio, bisogna davvero stare attenti a dare giudizi frettolosi.
Forte di questi presupposti, Arianna Pagliara ha cercato di delineare, in Il sogno del minotauro. Il cinema di Terrence Malick, le costanti stilistiche e contenutistiche del cinema del nativo di Waco, non dimenticando il contesto storico e culturale nel quale ogni produzione è nata e andando a descrivere, di volta in volta, gli espedienti narrativi e filosofici di cui il regista statunitense si è servito per esplicitare (meglio, suggerire) le sue elucubrazioni più fitte e continuative.
Il lavoro non prescinde dunque da un'analisi più ampia rispetto al puro prodotto cinematografico, ma si spinge oltre, perché per Malick non può non essere così, del resto; un viaggio che accompagna il lettore dai tempi della New Hollywood a oggi, dove il regista, in controtendenza con il passato, sta sfornando prodotti a brevissima distanza l'uno dall'altro, come dimostrano i casi di The Tree of Life (2011) e To the Wonder (2012).
Oltre ai due citati, vengono sviscerati, uno per capitolo, anche i precedenti lavori: La rabbia giovane (Badlands) (1973), I giorni del cielo (Days of Heaven) (1978), La sottile linea rossa (The Thin Red Line) (1998) e The New World - Il nuovo mondo (The New World) (2005).
Ecco che l'autrice, per esempio, va a descrivere bene le plurime dicotomie che caratterizzano La sottile linea rossa, dalla scissione tra uomo e mondo/natura all'opposizione (in realtà un pretesto, visto che "non c'è nemmeno un colpo di arma da fuoco" in tutto il film) tra americani e giapponesi, al conflitto interiore dell'essere umano, che lo condanna a una riflessione totale sull'esistenza. L'introspezione è tale che, attraverso il corretto paragone con il quasi contemporaneo Salvate il soldato Ryan, il war movie di Malick risulti più accostabile a un film sul Vietnam, vista la messa in discussione della logica bellica statunitense e la sua aprioristica legittimità.
I concetti di nascita e di esistenza caratterizzano il pensiero di Malick da sempre e, con il passare del tempo, in maniera sempre più incisiva, come dimostra lo stile frammentario e smaccatamente onirico di The Tree of life, descritto come una "totale messa in crisi delle coordinate spazio-temporali". Il film, che alterna in continuazione soluzioni diverse come il flashback e il documentario scientifico, spezza del tutto le logiche della narrazione filmica per interrogarsi sul mistero più grande, la nascita dell'universo, proiettata nell'emotività del personaggio di Sean Penn e dei suoi ricordi d'infanzia e del rapporto con i genitori.
La chiusura del libro, toccata a To the Wonder, l'anello debole, probabilmente, della filmografia, propizia una ripresa in positivo quasi necessaria, perché si sono toccati i punti di non ritorno della riflessione esasperata dell'autore e potrebbe essere il momento di una nuova era; per dirla alla Malick, una rinascita.


Titolo **** Il sogno del minotauro. Il cinema di Terrence Malick

Autore **** Arianna Pagliara

Editore **** Historica

Anno **** 2014

Pagine **** 204

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