Giornate del Cinema Muto: martedì 9 ottobre

''I ragazzi della via Pal'' nel centenario della pubblicazione del romanzo

La versione cinematografica del 1924 di uno dei più celebri capolavori della letteratura per ragazzi, I ragazzi della via Pal di Béla Balogh è l’evento principale di martedì 9 ottobre alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. La presentazione, dopo la riscoperta e il restauro del film, viene felicemente a coincidere con il centenario del romanzo di Ferenc Molnar, pubblicato inizialmente a puntate su una rivista per ragazzi, e il cinquantenario della fondazione dell’Archivio Nazionale ungherese, che grazie ad una serie di cooperazioni internazionali, sta operando con grande fervore e successo nel recupero del patrimonio filmico magiaro. Béla Balogh, considerato il De Sica ungherese per l’attenzione e la sensibilità con cui ha sempre guardato al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, aveva già diretto la prima versione de I ragazzi della via Pal nel 1917, ma è con quella successiva, proiettata stasera a Pordenone, che raggiunse il successo internazionale. Il libro sarà fonte di ispirazione successivamente anche per altri registi, l’americano Frank Borzage nel 1934, l’italiano Mario Monicelli nel 1935, l’ungherese Zoltan Fabri nel 1969. Ricordiamo anche il recente adattamento televisivo di Maurizio Zaccaro del 2003. La potente e malinconica allegoria dei ragazzi che perseguono coerentemente e lealmente i propri ideali sino al sacrificio supremo che danno sia al libro che al film un’eccezionale forza emotiva, è alla base di un successo che ha coinvolto più di una generazione. Se a questo aggiungiamo anche la perfetta scelta del cast, ecco spiegati i motivi principali dell’attualità del film. La copia, rinvenuta nell’archivio di Belgrado, è purtroppo incompleta perché manca della scena della battaglia decisiva per il “grund”, quando il piccolo Nemecsek febbricitante si alza dal letto all’insaputa dei genitori e corre ad affrontare e sconfiggere il capitano della squadra rivale. Mancano inoltre le meticolose didascalie che, stando a una recensione contemporanea al film, “producevano un carattere particolare che chiariva nell’aspetto grafico situazione e atmosfera. Così se c’erano scene di pianto le lagrime colavano dalle lettere; se c’era paura le lettere tremavano; se c’era una bugia, le lettere si ritraevano come per vigliaccheria.”

Restiamo in campo letterario con la proiezione pomeridiana delle 16.45 della Signorina Else, che Paul Czinner ha tratto nel 1929 dalla novella omonima di Arthur Schnitzler. Medico, Schnitzler abbandonò presto la professione per la scrittura di opere teatrali, poesie e racconti nei quali la componente analitica ha grande peso. Erano gli anni di Freud, che Schnitzler peraltro conosceva molto bene. Il rapporto dello scrittore viennese con il cinema, dopo un’iniziale diffidenza fu lungo e articolato. Non solo perché fu uno spettatore appassionato e vorace, ma anche perché egli stesso scrisse e adattò molte sceneggiature e soggetti. Alla sua opera si sono ispirati molti registi nel corso degli anni, fino all’ultimo Kubrick di Eyes Wide Shut. La proiezione delle Giornate è anche un’anticipazione di una serie di iniziative che le Giornate del Cinema Muto, congiuntamente ad altre istituzioni cinematografiche e culturali della Regione Friuli Venezia Giulia, hanno in programma di dedicare nelle prossime settimane al rapporto tra Arthur Schnitzler e il cinema.

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