Adua e le compagne (1960)

adua

"L’interno di una casa di appuntamenti fa da sfondo all’ultima serata di lavoro di alcune ragazze che in abbigliamento discinto, portano il compenso della loro prestazione alla tenutaria. E’ la vigilia dell’entrata in vigore della legge Merlin, le ragazze si scambiano commenti: “sembrava che dovesse succedere chissà cosa l’ultima sera…e invece sembra che neanche se ne sono accorti”. “Se ne accorgono se ne accorgono soprattutto i militari…” “Pensa alla rabbia di quelli che compiono 18 anni domani. Bella iella….”. Un gruppo di giovanotti poco dopo inscenerà un “funerale” della “ casa” e passerà sotto quelle finestre cantando parole di malinconia e lasciando una corona di fiori davanti al portone.
Una ragazza si dice contenta di smettere la professione, attività accettata dalla propria famiglia e dal proprio compagno: “quello che ho fatto ho fatto, me ne vado a Milano da Dino, ho una bella latteria…lui al banco, io alla cassa….ora va già bene ma fra un annetto ci potrà rendere anche 300 mila lire al mese. Sono 5 anni che mando i soldi a Dino”.
Accanto alla malinconia di alcune, si respira la voglia di cambiamento, l’entusiasmo di iniziare a vivere una nuova vita. La tenutaria è malinconica “Era un po’ come casa mia…30 anni. Per me eravate come delle figlie, adesso una qua una là in giro per il mondo, qualcuna può essere pure che finisce male…” timore che si rivela essere una profezia per Adua e le compagne. Il sogno di una nuova vita è forte in Adua, una bella donna non più giovanissima (Simone Signoret); con l’espressione dura e il tono cinico che la caratterizzano consegna i soldi ricevuti dal suo ultimo cliente, lasciandosi sfuggire un commento: “Con quella faccetta da collegiale all’anima che porco….”. La doppiezza che Adua attribuisce a questo suo ultimo cliente è una caratteristica che dovrà rimarcare negli uomini cui lei si affiderà per concretizzare il suo sogno.
L’intenzione di Adua e di tre sue compagne è di prendere in affitto un vecchio casale da ristrutturare per l’apertura di una trattoria, e una volta avviata l’attività, poter riprendere a fare “la vita al piano superiore, libere dallo sfruttamento altrui."

di Graziella Amato [Visita la sua tesi »]

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