Al diavolo la celebrità (1949)

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"L’esordio alla regia di Steno avviene nel 1949, in coppia con Mario Monicelli, per la commedia Al diavolo la celebrità, il primo di otto film diretti insieme dai due cineasti. Il film viene prodotto da Maleno Malenotti per la società Scalera ed esce anche negli USA con il titolo di A night of fame. Nel cast sono presenti ottimi caratteristi e attori di varietà: Carlo Campanini, Cesare Polacco, Alba Arnova, Franca Marzi. Inoltre, viene chiamato anche un attore internazionale per interpretare la parte del co-protagonista, Misha Auer, uno dei moltissimi attori che da Hollywood vengono a lavorare a Cinecittà nel dopoguerra.
Infine, vi sono Bill Tubbs e Marilyn Buferd, due attori che hanno lavorato con Roberto Rossellini, il primo interpretando il cappellano militare nel precedente Paisà (1946), mentre l’attrice americana sarà interprete, con lo stesso Tubbs, de La macchina ammazzacattivi nel 1952.
Questa la sinossi. Stork, ambasciatore a Roma, deve offrire un sontuoso ricevimento per un maharaja. Preoccupato per i suoi problemi di lingua, incarica la sua affascinante segretaria Allen di cercare un interprete. La ragazza individua la persona giusta nel professor Bresci, un eccentrico orientalista che vive tirando la cinghia. Durante il banchetto, il professore commette un errore di traduzione che provoca una catena di malintesi ed equivoci. Bresci viene così licenziato e disperato, invoca per sbaglio il diavolo che si mostra ovviamente molto disponibile ad aiutarlo in cambio della sua anima. L’impacciato studioso cambia radicalmente la sua vita, saltando di successo in successo. Entra nei panni di un celebre tenore, di un pugile professionista, e persino in quelli di un ambasciatore. Come diplomatico partecipa a una riunione internazionale, convocata per scongiurare l’uso della bomba atomica, che si trascina in rissa e trascina il mondo sull’orlo del baratro della guerra nucleare. Era però tutto un sogno: Bresci si risveglia davanti alla bella Allen che gli annuncia di essere stato assunto definitivamente. E oltre al lavoro, lo svagato professore trova anche l’amore.
Al diavolo la celebrità passa quasi inosservato nelle sale, in un anno – il 1949 – che vede l’inizio del declino del neorealismo. Il film di Steno e Monicelli è un’opera insolita stilisticamente per il cinema italiano disimpegnato.
Mischia infatti molte componenti della commedia sofisticata americana, ma vi sono anche stralci scherzosi della situazione italiana appena uscita dal grande duello tra la DC e il PCI-PSI delle elezioni del 1948. C’è, per tutto il film, il tormentone sui baffi: Misha Auer vuole che Campanili se li tagli. Questo è non a caso uno dei simboli più efficaci della campagna anti-comunista fatta all’epoca dai moderati e dalla DC.
Inoltre, le conferenze dell’ambasciatore Stork sono un’appassionata esaltazione del Piano Marshall, mentre la riunione finale all’ONU sintetizza le preoccupazioni del pianeta diviso dalla Guerra Fredda, le tensioni tra ormai ex alleati, per la Germania divisa ed occupata, fino all’incubo atomico."

di Salvatore Molignano [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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