Alien 3 (1992)

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"In Alien 3 non c’è e non ci sarà una vera e propria città. Una città con strade, case ed edifici. Una città nel senso più comune del termine. Nonostante ciò, la sensazione della sua presenza non viene meno. Lo spazio, in questo caso inteso come universo fisico, funge da rappresentazione macroscopica del globo terrestre. Come spesso accade nei film di fantascienza (es. Dune e/o i vari episodi della saga di Star Wars), i pianeti assumono le sembianze dei conglomerati sorti sulla Terra: così Coruscant di "SW Episodio I" non è altro che una metropoli all’ennesima potenza mentre Tatooine è un villaggio di provincia ai confini della galassia.
In Alien 3 il pianeta Fury 161 è descritto semplicemente come un luogo di lavoro (estrazione mineraria) e un’istituzione correttiva. Due luoghi in uno. Un luogo isolato ed Lo spazio come trappola nel cinema di David Fincher Mariaromana Casiraghi isolante. Un pianeta isola. Un’Australia coloniale su larga scala. “Un incubo nero, interminabile e senza via d’uscita”.
Le dimensioni all’ennesima potenza, è proprio il caso di dirlo, permettono di evidenziare il contrasto tra gli spazi esterni e quelli interni, presente ad almeno tre livelli racchiusi uno dentro l’altro. Il primo è quello tra lo spazio stellare e gli interni della navicella, che si alterna vistosamente durante i titoli di testa e viene sottolineato dall’opposizione nero/bianco che caratterizza i due luoghi.
Il secondo, immediatamente successivo, è quello tra il pianeta su cui precipita Ripley e l’insediamento della prigione/fonderia mentre il terzo è quello in cui quest’ultima diviene spazio aperto e le celle (sia dei detenuti, sia quelle frigorifere dove vengono conservati i cadaveri dei compagni di Ripley non sopravvissuti), i cunicoli (già accennati nei primi minuti del film) e i corpi (l’autopsia eseguita sulla dodicenne rivela la funzione di rifugio che il corpo può assumere) costituiscono spazi chiusi penetrabili dall’alieno.
Sono quindi due gli spazi propriamente esterni mentre uno quello con doppia valenza che si rivelerà poi il vero centro dell’azione (e che verrà analizzato in seguito). Due spazi scuri e oscuri. Due spazi ostili ed estranei."

di Mariaromana Casiraghi [Visita la sua tesi »]

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