Anni di piombo (Die Bleierne Zeit, 1981)

annidi

"Juliane e Marianne Klein, nate nella RFT degli anni '50, sono figlie di un severo pastore protestante. L'una è la ribelle, ostinata e decisa, anticonformista a casa e a scuola; l'altra, la prediletta del padre, è dolce e remissiva.
Alle proiezioni scolastiche dei crimini perpetrati all'interno dei campi di sterminio nazisti e delle vergognose degradazioni umane compiute durante la guerra statunitense in Vietnam le due adolescenti reagiscono in maniera
completamente opposta: Juliane sceglie la via moderata del riformismo dei piccoli passi e dei tempi lunghi impegnandosi nella redazione di un giornale femminista; Marianne, invece, prende la strada della lotta armata ed entra in clandestinità unendosi a un gruppo terroristico.
Dopo qualche anno Marianne, che per dedicarsi all'attività rivoluzionaria ha abbandonato il figlio e il marito, viene arrestata. Il suo arresto segna l'inizio di una nuova fase nei rapporti tra le due sorelle: durante le visite di Juliane a Marianne in prigione, tra momenti di aspro contrasto e di grande tensione emotiva, il legame viscerale che le unisce si rinsalda.
Affiorano volti e momenti dell'infanzia e dell'adolescenza. Juliane, pur essendo totalmente contraria alla scelta terroristica e nonostante i continui rimproveri del compagno Wolf, che disapprova la sua abnegazione nei confronti di Marianne, si prende cura di lei.
Mentre Juliane è in vacanza in Italia con Wolf, Marianne viene trovata morta in carcere: la versione ufficiale parla di suicidio per impiccagione. La convinzione che la causa della morte della sorella sia ben altra porta Juliane a dedicarsi a un'ostinata ricerca della verità - verità sulla fine della sorella quindi, ma anche verità sullo Stato tedesco -, indagine alla quale sacrifica interamente la tranquillità e la comodità della sua vita privata.
Trovate le prove che dimostrano l'omicidio della sorella, Juliane cerca di far riaprire il caso giudiziario denunciando attraverso la stampa il crimine compiuto dalle autorità: ad attenderla la disillusione di una società del tutto
disinteressata a chiarire le ambiguità del passato, anzi ben decisa a rimuovere il peso della memoria. Jan, il figlio di Marianne di cui ora si occupa Juliane, è vittima di un attentato che lo lascia con il viso e il corpo coperti di ustioni: qualcuno ha scoperto che sua madre era la terrorista Marianne Klein.
Il bambino sfoga il suo rancore verso una figura materna che non conosce e che pure gli ha lasciato un'eredità così difficile strappando in piccoli pezzi una sua foto; Juliane prende su di sé il dovere della memoria e della testimonianza: 'tua madre era una donna straordinaria [ ] Ti racconterò di lei.' Su queste parole il film si conclude, con una sospensione del giudizio sul terrorismo ma con una netta condanna dell'oblio."

di Isabella Amico Di meane [Visita la sua tesi »]

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