Terra e libertà (Land and Freedom, 1995)

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"Che questo progetto sia rimasto a lungo in sospeso, lo dimostra il tema di Fatherland (1986), aperta denuncia sia del sistema capitalista che di quello socialista, disillusa presa di coscienza che la repressione è insita in ogni ideologia, che la libertà è illusoria tanto in una quanto nell’altra metà in cui è diviso il mondo della Guerra Fredda (una didascalia recita “Lo stalinismo non è socialismo, il capitalismo non è libertà”).
Già in quest’opera lo sguardo dell’autore abbraccia gli eventi più drammatici del XX secolo, raggiungendo il climax drammatico nella narrazione dei crimini stalinisti durante la Guerra di Spagna; il messaggio finale sono le parole conclusive di Jacob, il ritrovato padre del protagonista: “Il sogno finì in Spagna”.
Terra e libertà, vincitore del Premio Internazionale della Critica al Festival di Cannes 1995 e del Felix per il miglior film europeo nello stesso anno, sembra avvertire che quella conclusione non è definitiva, non ha vinto il rimpianto e ciò che conta soprattutto è difendere dall’oblio la memoria di quel sogno possibile. Più che un film storico, infatti, De Giusti lo giudica ancora un’opera sul presente: “lo sottolinea con forza la sua struttura narrativa costituita da un lungo flashback racchiuso da un prologo e un epilogo contemporanei”.
Come nell’anteriore After a Lifetime, tale struttura circolare permette di inferire il valore di memoria storica di quegli eventi, e la necessità che siano ereditati e (ri)scoperti dalla generazione attuale, in quel caso il figlio, qui la nipote; il prologo è infatti la morte improvvisa del protagonista, mentre il suo funerale chiude il film, al termine di un processo di conoscenza e trasformazione. La narrazione centrale nasce dal casuale ritrovamento dei cimeli da parte della giovane Kim che attraverso essi fa suo quel capitolo di storia e racconti personali a un tempo.
E’ la lettura delle lettere dal fronte che il defunto David Carr scrisse alla fidanzata che esplicitano la funzione di alter ego dello spettatore di Kim: la voce fuori campo di David che coincide con quella di Loach, passando idealmente il testimone della sua memoria, congiunge il presente in cui rivivono i suoi racconti ed il passato vissuto.
Infatti, la scelta del narratore protagonista, oltre a ricalcare per certi aspetti la figura del personaggio Orwell di "Omaggio alla Catalogna", è dovuta all’intento del regista di offrire il punto di vista di un inglese appartenente alla classe operaia."

di Tiziana Amara [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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