Daniele Segre: ''Morire di lavoro''

Cinema Massimo (Torino) – 22 aprile 2008, ore 20.30

Il Museo Nazionale del Cinema presenta l’anteprima torinese del film di Daniele Segre Morire di lavoro che avrà luogo martedì 22 aprile alle ore 20.30 al Cinema Massimo, e sarà seguita da un dibattito condotto da Alberto Barbera e al quale prenderanno parte il regista e i rappresentanti delle istituzioni e del mondo del lavoro torinese.

Morire di lavoro, prodotto dalla società I Cammelli e realizzato con il sostegno del Piemonte Doc Film Fund, è un film documentario che indaga la realtà del settore delle costruzioni in Italia, e ha come protagonisti i lavoratori e i familiari di lavoratori morti sul lavoro. Tutto è incentrato sui racconti e sulle testimonianze dei protagonisti, in primo piano, alternati alle voci di tre attori, due italiani e un senegalese, ognuno dei quali interpreta la parte di un lavoratore morto in cantiere. Nel film si parla anche dell’orgoglio del lavoro, di come si è appreso il mestiere, della mancanza di sicurezza, di lavoro nero e di caporalato.

Il documentario, già presentato in numerose città italiane, viene ora presentato a Torino, città che ha pagato un prezzo tra i più elevati alla piaga sociale delle morti bianche sui posti di lavoro con il tragico incidente alla Thyssen.

Il costo del biglietto d’ingresso per la serata è di € 5.00, e, anche in questo caso, come in tutta Italia, una parte di utili che si otterranno dalla commercializzazione saranno destinati dalla società I Cammelli a borse di studio che saranno date ad orfani di lavoratori morti sul lavoro.

“Io credo, come uomo, cittadino e regista, - sottolinea Daniele Segre - che occorra trovare le energie per riprendere un cammino che da molto, troppo tempo si è interrotto e che non ha permesso ai lavoratori e alle loro famiglie di lavorare e vivere con la serenità necessaria. Credo sia ora di rialzare la testa, di non vergognarsi più, di ottenere il rispetto della legalità nei luoghi di lavoro, perché ogni mattina si deve andare a lavorare senza dovere avere la paura di non tornare a casa la sera”

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