Intervista a Gianni Zanasi

Martedì 22 aprile il cast di “Non pensarci”, film vincitore del Premio Fedic 2007, ha ricevuto, in occasione dell’inaugurazione del Festival Valdarno Cinema Fedic al Cinema Teatro Masaccio di San Giovanni Valdarno, il riconoscimento ufficiale della Federazione italiana dei Cineclub.
Il regista Gianni Zanasi, pluripremiato a Venezia e apprezzato dalla critica cinematografica, racconta a posteriori i retroscena di “Non pensarci”.

D: Signor Zanasi, il suo film è stato definito “difficile da classificare” e lei stesso conferma che l’appartenenza ad un genere specifico non ha più molto significato ormai…

R: “E’ vero. Penso che si possa parlare di una commedia, perché la gente che si siede in poltrona ride. Ma la commedia è un genere anarchico, libero. Può far sorridere e al tempo stesso essere toccante. Personalmente non amo le categorie, la bellezza di un film sta al contrario nel saper sorprendere”.

D: E’ questa la direzione che il cinema italiano dovrebbe prendere per risollevarsi?

R: “Bisogna imparare a ragionare con il cinema come si ragiona con la musica, in maniera aperta e universale. Occorre smettere di parlare sia di cinema italiano sia di crisi. Siamo in Europa e il cinema europeo non mi sembra più in crisi”.

D: Quanto alla libertà delle opere a che punto siamo invece?

R: “Siamo al punto in cui è ora di tirare in ballo anche gli spettatori, che dovrebbero far sentire la propria voglia di scegliere e di dimostrarsi liberi. In televisione più che nel cinema”.

D: Spettatori a parte, gli sceneggiatori continuano a lamentare mancanza di libertà, mentre i produttori rispondono affermando che mancano le buone storie…

R: “Per come la vedo io ciò che rende veramente buono un film non è la storia, ma il modo di raccontare quella storia. Ci sono capolavori come Anna Karenina che partono da vicende anche piuttosto banali. La loro genialità consiste nel saper raccontare una normalissima storia in maniera originale. La libertà degli sceneggiatori dovrebbe risiedere allora nello sviluppo del racconto piuttosto che nella mera idea iniziale”.

D: Registi che apprezza?

R: “Truffaut, Bertolucci, Scorsese, Fellini e Almodovar. Della mia generazione Paul Thomas Anderson e Lucas Moodysson. Sono meno noti ma hanno saputo proporre qualcosa di nuovo”.

D: L’Oscar dei Coen: per la bravura o per il sangue?

R: “La prima. Non sono loro ad aver bisogno di cercare l’effettone. Sono altri i registi che ragionano per strategie commerciali”.

D: Progetti a breve termine?

R: “A dire il vero sto già scrivendo qualcosa, ma non chiedermi niente perché mantengo il totale riserbo. Per il momento”.

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