Ripetizione, filosofia e tempo nel cinema orientale

Il concetto di tempo si snoda lungo l'asse Occidente - Oriente attraverso le forme d'arte, incontrando nel cinema orientale una delle forme di espressione più potenti e visivamente innovative degli ultimissimi decenni. La tesi di Ylenia Meliti affronta la filosofia del tempo nel cinema orientale, soffermandosi su opere decisive come Old boy, In the mood for love e Il castello errante di Howl.

"Abbiamo già accennato al fatto che il modo di costruire un film nella cultura orientale è per alcuni versi, diametralmente opposto, a quello occidentale. Qui nulla è lasciato al caso, gli oggetti, lungi dall’essere accessori di una scena verbalizzata, diventano protagonisti della storia e ricettacoli di una serie di dinamiche psicologiche spesso intricate (nel film di Wong Kar-Wai In the mood for love sono due oggetti, apparentemente insignificanti a “testimoniare” un tradimento coniugale in corso), i ritmi vengono dilatati spesso fino all’inverosimile (basta pensare ai lunghissimi piani sequenza che caratterizzano per buona parte il film di Tzai
Ming-Liang, Goodbye Dragon-inn), il tempo, ancora una volta, cessa di essere tempo fisico, ma è un tempo-giocattolo, di volta in volta manipolabile a proprio piacimento. E’ il tempo contratto della prigionia (Old Boy), il tempo allucinato e statico di un annoiato e afflitto presente (Goodbye Dragon-inn), il tempo nostalgico di un ricordo ormai reso opaco dal suo stesso trascorrere (In the mood for love)." (Brano tratto dalla tesi di Ylenia Meliti)

Il tempo nel cinema orientale contemporaneo

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