Paesaggio e città nel cinema di Pasolini

"Nei film pasoliniani, prevale lo sfondo sul paesaggio, è lo stesso Pasolini a dircelo: 'Nessuna mia inquadratura può incominciare con il campo, ossia con il paesaggio vuoto. Ci sarà sempre anche se piccolissimo il personaggio. Piccolissimo, per un istante ..., una faccia , un dettaglio. E dietro lo sfondo: lo sfondo, non il paesaggio'. Dunque la città in Pasolini, la città classica, monumentale, oppure industriale o nobile, non c'è, esiste solo ciò che è informe , ciò che non è organizzato: e tutto questo è la periferia, fatta di discariche, di baracche, di praticelli sporchi, di cose abbandonate tutto vicino alle mura antiche, quelle abbandonate in spazi vuoti e non appartenenti a nessuno. All'architettura classica, Pasolini sostituisce quella a misura d'uomo, nata dalle mani degli operai: 'Vedete, la realtà parla. Vedete questi muri, sono case costruite dagli operai con le loro mani. I quartieri sottoproletari di cui parlo nei miei romanzi, nei miei film non sono questi, ma dei quartieri costruiti dal fascismo, come campi di concentramento per i poveri. Qui, vedete, è un luogo del terzo mondo, Roma è una città preindustriale: la gente vive come nel mondo preindustriale, come in Africa, al Cairo, ad Algeri, o a Bombay...Questo è il mondo di Accattone, dei personaggi di Una vita violenta'."

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