Mondo reale e incubo. Ricerca dell'identità in "Alice nel paese delle meraviglie"

Comunicazione e assurdo. Antropomorfismo animale e vegetale in Disney

E’ quindi un reale bisogno di comunicazione, più adatta a una bambina e al suo percorso di crescita, il punto di partenza dell’esperienza della protagonista.
"Se io avessi un mondo come piace a me - dichiara Alice questa volta al suo gatto - là tutto sarebbe assurdo. Niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa. Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe".
Oreste sembra confuso. La bambina scende dal ramo su cui stava seduta, dalla parte opposta alla quale si trova sua sorella. La donna scompare dal film, non apparirà più se non nel finale, al risveglio di Alice. Essa, infatti, abbiamo già capito che non può appartenere ad altro se non al mondo reale, non può assolutamente entrare nel mondo delle meraviglie.
La piccola protagonista del film quindi passa subito a enunciare uno degli elementi sempre presente nelle realizzazioni di Disney, l’antropomorfismo animale e vegetale. Nel suo canto elenca tutto ciò che incontrerà nel viaggio che si sta apprestando a compiere: animali ben vestiti che vivono in case ben curate, fiori educati pronti a conversare con lei, e altro.
Tutto questo, però, prenderà una piega diversa da quella desiderata dalla bambina in queste prime battute.

Paese dell'incubo e mondo delle meraviglie di Alice: ricerca d'identità nel lungometraggio di Walt Disney

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