Impressionismo in "Morte a Venezia". Renoir e Monet

"La citazione più evidente è quella nei confronti degli impressionisti, per il loro interessarsi agli effetti della luce naturale più che al disegno esatto e alla descrizione dei dettagli.
Questi pittori osservavano come la luce dissolva i contorni e rifletta i colori quasi scomponendoli, stendevano sulla tela brevi pennellate di colore puro, giustapponendo i colori primari in modo che si mescolassero nella percezione visiva solo da una certa distanza, e ponendo in contrasto i colori primari con i complementari per esaltarne reciprocamente l'intensità.
In questo modo ottenevano una luminosità maggiore di quella solitamente prodotta mescolando i colori prima di applicarli alla tela. Questo sistema interessò molto Visconti che cercò di realizzare il medesimo effetto di luce nelle inquadrature di Venezia e dei personaggi.
Ad esempio nella scena in cui Aschenbach cammina nella hall dell’albergo, ritroviamo una galleria di volti che richiamano i ritratti di Pierre Auguste Renoir: figure immerse in una luce calda e avvolgente, dalle tonalità dorate. Quest’uso particolare della luce trasforma Visconti in un pittore soprattutto con i primi piani di Tadzio.
Ma il vero elemento di congiunzione tra i due strumenti di rappresentazione è l’utilizzo del “non colore”, presente sia all’inizio che alla fine del film. Infatti, già dall’incipit ci vengono mostrate delle immagini di Venezia non da cartolina, priva dei soliti cliché.
Una Venezia quella di Visconti, grigia, soffocante priva di colori caldi e dove il mare non sembra più uno specchio d’acqua che crea giochi di luce con il sole, è diventato invece scuro e paludoso. Stessa atmosfera nel finale, accentuata dall’Adagietto di Gustav Mahler, in cui ritroviamo di nuovo la citazione di un altro impressionista: Claude Monet con Donne sulla spiaggia di Trouville (1870).
Nell’inquadratura troviamo lo stesso punto di vista del quadro e lo stesso uso di colori caldi, ma resi in maniera nostalgica. Inoltre, è risaputa la grande attenzione che Monet prestava sia alla luce che al colore, per lui ogni colore che noi vediamo nasce dall’influenza del suo vicino, un po’ come accade dei film di Visconti."

Riflessi ed echi pittorici nel cinema di Luchino Visconti

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