Doppiaggio in Italia. Dal fascismo alle voci di Stallone e Woody Allen

Doppiaggio o sottotitoli? Il ritardo del cinema italiano

Una strana sensazione attraversava le menti alla prima visione di Cop land, un disagio che non si poteva spiegare fino al momento in cui i personaggi interpretati da De Niro e Stallone furono coinvolti in un dialogo.
Divenne lampante all'improvviso che, nel nostro immaginario, i due attori avevano avuto sempre la stessa voce, cioè quella di Ferruccio Amendola; e ascoltare uno dei due con una voce diversa non poteva che creare un rifiuto nello spettatore. Perché, nel bene e nel male, si sta parlando di icone di Hollywood. E adesso cambia anche la voce di Woody Allen.
Uno dei tanti effetti della storica decisione di stampo fascista di doppiare qualsiasi pellicola che non fosse in lingua italiana, per difendere il prodotto e la cultura locali; in che senso, poi, non si è mai capito e non vale nemmeno la pena di parlarne. Ciò che importa sono i disastri e le brutture che ne sono conseguiti in termini di traduzioni, pilotate o ignoranti che fossero.
Dalla mania di far parlare i personaggi afroamericani degli anni '40 come dei ritardati o come schiavi della Louisiana ai dialoghi di Casablanca manipolati laddove si faceva riferimento all'Italia in modo poco gradito; per esempio, gli italiani diventano cinesi quando viene citata la guerra contro gli etiopi, una delle figure più meschine della storia d'Italia nonché uno dei ricordi meglio occultati del paese. La prima regia di Cimino, Thunderbolt e Lightfoot, viene rititolata Una calibro 20 per la specialista come a suggerire un legame con la serie di Callaghan, mentre Lightfoot si trasforma in 'Caribù'.. dovrebbe essere un'assonanza?
Gli esempi sono migliaia, si va dagli errori grossolani di traduzione alle imposizioni dall'alto.
Tutto questo senza un'alternativa, almeno fino agli ultimissimi anni, nei quali è possibile vedere la versione originale con i sottotitoli, grazie alle piattaforme satellitari o alla rete. Ma per decenni, contrariamente alla maggior parte d'Europa, è esistita per noi la sola versione in lingua italiana.
A che cosa è servito tutto questo? A pompare un orgoglio nazionalista basato sul niente e a restare indietro sensibilmente nella familiarità con la lingua inglese.
Il fascismo culturale non è mai tramontato per certi versi e ha cullato tanti italiani nell'illusione di essere sempre i primi della classe, fino a quando si è aperta la porticina che ha rivelato tutto ciò che esiste al di fuori del proprio confine.
Nell'era della condivisione, dei sottotitoli facilmente reperibili in rete e della lingua inglese sempre più vincolante in ogni contesto, lavorativo e non, sarebbe ora di gustare i film anche nella versione originale, rispettando il lavoro del doppiatore ma, al contempo, riuscire a non ritenerlo indispensabile.

[Nell'immagine: De Niro e Stallone in Cop Land di James Mangold (1997)]

di Marco Rovaris [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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