Do you know what I mean? Dall'americano all'italiano

Difficoltà della traduzione nel doppiaggio in Italia

Tutto quello che c'è da sapere sul procedimento del doppiaggio e sulle difficoltà della traduzione dall'angloamericano all'italiano è oggetto della tesi di Marco Cevoli, ricca di elementi che descrivono le carateeristiche e le prerogative del mestiere del doppiatore; e le conseguenti difficoltà di traduzione.

"Per trasporre in italiano enunciati di questo tipo spesso si costringono gli attori/doppiatori a vere e proprie corse con la voce. La recitazione sincopata di molti attori americani non ha riscontro nella tradizione italiana e quando è resa in modo fedele all'originale, finisce talvolta per apparire esagerata, innaturale. Si pensi ai balbettamenti e ai tentennamenti tipici di molti attori formatisi alla scuola dell'Actor's Studio, il cui uso ripetuto unito all'abbondanza del ricorrente intercalare "Capisci quello che voglio dire?" (traduzione letterale di "Do you know what I mean?") è diventato quasi un marchio di fabbrica. Un'altra sincronia ottico-visiva è la sincronia gestuale, cioè la corrispondenza fra i dialoghi uditi e i gesti visibili sullo schermo. "Non si può parlare in inglese e gestire in italiano" afferma Bela Balàzs.138 Ogni lingua infatti possiede gesti espressivi caratteristici, che il più delle volte non corrispondono fra di loro. Intendiamo come 'gesti' tutti gli elementi cinetici corporei che sono in rapporto diretto con la lingua parlata, come possono esserlo un'alzata di spalle, un indice puntato o un diniego fatto con la testa." (Brano tratto dalla tesi di Marco Cevoli)

Il problema della traduzione nel doppiaggio cinematografico in Italia

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