Il cavaliere oscuro - Il ritorno (The dark knight rises, 2012)

Si chiude a riccio la trilogia di Nolan

Ringkomposition. La struttura ad anello della narrazione investe la trilogia di Batman versione Nolan, riportando all'attualità elementi dimenticati con il finale del primo episodio.
Batman begins era costruito sull'epifania del supereroe, imponendosi come originatore di una saga che intendeva spezzare il cordone con la serie dei quattro precedenti film: ecco la Setta delle ombre e Ra's al Ghul, l'addestramento con le arti marziali e la missione di ripulire la società da ciò che è marcio e contagioso.
Tutto torna in modo impetuoso sotto il segno della vendetta e del riscatto.
La figura di Bane, un energumeno dalla forza sovrumana, è il muro contro il quale va a infrangersi un Batman invecchiato e appesantito, ritiratosi per otto anni dopo essersi preso la colpa della morte di Harvey Dent. Il discorso in memoria di quest'ultimo, pronunciato da Gordon, apre il film e dà inizio alla carrellata di personaggi che sfilano in una sorta di celebrazione lunga 165 minuti.
Tutti tranne il Joker, sul cui ritorno Nolan preferisce non esprimersi perché a disagio, evidentemente a causa di Heath Ledger. La sua interpretazione non è ripetibile, in fondo.
Il ritorno di Batman non è così immediato, ma passa per una catarsi fisica e mentale in una prigione sotterranea da cui nessuno è mai scappato - o forse qualcuno sì -, contesto che chiama in causa la Setta delle ombre e Bane, che rivendica un'autentica origine nelle tenebre in antitesi agli agi che hanno corrotto l'animo di Bruce Wayne.
L'espiazione alla quale è costretto il protagonista è un classico dell'epos americano, basti pensare a Rocky III: Apollo porta Rocky faccia a faccia con il disagio nella sua vecchia palestra a Los Angeles per restituirgli la tempra e la rabbia che lo avevano reso grande in passato. Clubber, lo sfidante afroamericano, non è poi così diverso da Bane. La rivendicazione della propria forza nata dalla povertà non è una novità nella cultura del ghetto.
Bruce Wayne, umiliato e stremato, si trova a fare i conti con i fantasmi del passato, come il padre e Ra's al Ghul, che minano la sua coscienza e la sua sicurezza. La risalita dall'abisso sarà dolorosa e lenta, scalfito il segreto sulla sua identità, rotto il rapporto con Alfred e con la città in mano alla Setta delle ombre, che ha liberato i criminali e imprigionato i poliziotti con un'azione terroristica mascherata da rivoluzione popolare.
In realtà l'aspetto rivoluzionario non è così banale, visti i gradi sui quali si concretizza. Per esempio, viene creato un tribunale popolare, presieduto dal dottor Crane (altro personaggio che ritorna), che si erge su un cumulo di mobili e scartoffie e giudica gli imputati, trascinati a forza alla sua udienza; il salone arrangiato in fretta e furia e la folla urlante ricordano molto il processo a Alice in Alice in Wonderland.
Decisivo anche il ruolo di Catwoman, affidato alla snella e agile Anne Hathaway, ladra e doppiogiochista, ma non immune al fascino del cavaliere oscuro. Catwoman senza esserlo in realtà, se ricordiamo la genesi del personaggio in Batman - Il ritorno; al di là del fatto che Michelle Pfeiffer abbia inciso troppo nella memoria per essere rimpiazzata, sembra che gli antagonisti di Batman abbiano perso la connotazione freak che li rendeva speciali. Ma questa ladra silenziosa è una donna gatto o no? Perché Joker è sfigurato? E il giovane detective sarebbe Robin?
Il modo in cui Nolan ripropone i vari personaggi segna lo scarto definitivo della sua trilogia con i film precedenti, specialmente con quelli di Burton. Non c'è effettivamente spazio per l'origine mitica delle maschere, quasi da metamorfosi ovidiana, sulla quale le pellicole degli anni '90 avevano tanto investito, bensì si avverte una decisa virata verso il dramma e l'introspezione psicologica che si avvicinano sensibilmente, del resto, al cinema di Nolan.
La città che crolla in mano ai ribelli e si lacera per gli attentati dinamitardi è quella delle sequenze claustrofobiche e complesse di Inception.
L'epica del singolo diventa l'epica della guerra civile nello scontro tra la Setta delle ombre e lo squadrone di poliziotti, fanteria ripresa in campo lungo dall'alto come nei film storici; una falange romana che accoglie anche Batman, che si confronta con il nemico in una rissa da strada, spalla a spalla con chi si vuole riprendere la città. La musica di Hans Zimmer fa il resto.
E la resurrezione è compiuta.
Così tanta carne al fuoco che bisogna sacrificare degli argomenti.
Però.. quando mai si è visto Batman chiuso in casa per otto anni in depressione?
Sempre meno fumetto, sempre più specchio dell'angoscia e del sospetto. I mali della società contemporanea.
E, per finire, non dimentichiamoci che a Firenze si può incontrare Michael Caine mentre sorseggia un Fernet Branca.

di Marco Rovaris [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

Le recensioni degli autori:

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  • Marco (Voto: 7/10):

    Nolan incastra a dovere il film nella trilogia. Diffusa è l'opinione che il precedente fosse migliore: non sarebbe meglio dire che non c'è più Heath Ledger a mettere i brividi?...

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