Wall Street. The rise and fall

Denaro e ambizione

L'ascesa e la caduta di un giovane broker newyorkese in cerca di successo, tra smania di soldi e di potere e scontro con le ideologie familiari/morali.
Il protagonista Bud Fox inizia la sua scalata rincorrendo e braccando il magnate (dell'immobiliare?) Gordon Gekko, che dopo alcune prove lo prende sotto la propria ala. Niente per niente però, nel mondo in cui “il denaro non dorme mai”: Gekko sfrutta e tradisce Bud, proprio nel momento in cui egli sta per concludere un affare nel quale salverebbe la compagnia aerea per cui lavora suo padre.
Ormai Gekko ha creato un mostro, che ritorce ciò che ha imparato contro il proprio creatore: Bud riesce a far fallire un affare in cui Gekko si è imbattuto, provocando la sua ira. Per vendicarsi il magnate denuncia Bud alla poliza, che lo arresta; ma la catena di vendette non finisce così: Bud collabora con la giustizia, incastrando Gekko registrando l'ultima fatale conversazione tra creatore e creatura.
Ben fatto e ben sceneggiato. I dialoghi sono senza dubbio una delle parti migliori del film, molto studiati e “a effetto”, colpiscono e suggestionano lo spettatore, con frasi memorabili e citazioni ormai d'antologia.
Pregevole anche la conservazione nel tempo: nonostante le musiche decisamente anni '80, i vestiti anni '80, le pettinature anni '80 (...), è un film invecchiato bene, che ha ancora molto da dire, dal punto di vista contenutistico, e girato senza lasciare troppo spazio alla moda concitata del periodo per quanto riguarda la regia (se si escludono alcuni risibili effetti luminosi, bianchi per Bud e scuri e ombrosi per Gekko).
Mi spiace non poter commentare la fotografia, elemento cui tengo molto, perché avendo visionato la pellicola da vhs – un po' rovinato – non mi è stato in alcun modo possibile valutarne i pregi o i demeriti. L'inizio del film è particolarmente azzeccato e introduce lo spettatore direttamente nel mondo che andrà a descrivere: la folla sulla metropolitana, per strada e negli ascensori rende perfettamente l'idea del mondo degli yuppies e della scalata sociale, ma anche della finanza e di tutto ciò che vi ruota attorno.
Merito particolare va riconosciuto alla sceneggiatura, quasi inattaccabile: personaggi a tutto tondo, ben delineati, decisamente credibili e quasi reali, a partire dai protagonisti fino alle figure un po' più secondarie. Bud compie un percorso di evoluzione molto significativo, partendo da uno stato (quasi) ingenuo fino a quello di una (quasi) corruzione, senza tralasciare umani momenti di dubbio e ripensamento, fino al punto-di-non-ritorno: il tradimento di Gekko.
Da questo momento inizia l'involuzione-evoluzione di Bud (Involuzione dal punto di vista della carriera; evoluzione dal punto di vista morale): la vendetta nei confronti di colui che l'ha sfruttato non è fine a se stessa ma porta con sé un sostrato morale, politico, sociale molto forte: quello inculcatogli amorevolmente dal padre.
L'insegnamento paterno infatti, dimenticato per una parte del film, viene subito ripreso da Bud, che non vuole tradire i valori in cui crede, non vuole essere pagato, non vuole essere un venduto; in altre parole: non vuole chinarsi all'altare del dio denaro. La scalinata del palazzo di giustizia nella scena conclusiva del film sta proprio a significare questo?
Forse un'inversione di tendenza rispetto all'inizio del film: non più il desiderio di scalare la società e arrivarne ai vertici, ma quello di avere e dare finalmente giustizia. Si diceva degli altri personaggi: Michael Douglas mirabile nel ruolo di Gekko, anche se forse un po' meno spietato di quanto ci si aspetterebbe. Anche il personaggio del padre di Bud risulta assolutamente “a tutto tondo” e ben delineato: fermo sui propri principi e sinceramente affezionato al figlio; rapporto padre-figlio delineato del resto in modo davvero pregevole, da sembrare quasi vero.
Anche altri personaggi risultano molto convincenti: la fidanzata che ama Bud ma non può tradire Gekko, e che lo spettatore non riesce a odiare o disprezzare, perché risulta terribilmente, drammaticamente, sublimemente umana. Ma anche l'amico-collega di lavoro: semplice, schietto, sincero... un vero amico, in poche, pulite pennellate.
Ottimo davvero anche il finale: finisce bene, finisce male...? Finisce esattamente come dovrebbe finire.
Un film ben fatto, né più né meno.

di Elisabetta Carminati [Leggi i suoi articoli »]

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