Il cinema indipendente italiano. Film e stile di Roger Fratter

Cinema d'autore e cinema di genere

Roger Fratter è uno dei pochi registi indipendenti autentici nel panorama italiano. Autentico perché la condizione di 'artista indipendente' non trascende nessun aspetto del lavoro, nemmeno quello del budget: infatti è uso comune, spesso, chiamare indipendenti registi che vengono foraggiati da terzi.
Quindici anni di carriera - Sete da vampira il suo primo film nel 1998 - raccontati da Davide Comotti in Un regista amico dei filmakers. Il cinema e le donne di Roger A. Fratter, edito da Il Foglio: una carrellata dei film del regista bergamasco caratterizzata dallo stile analitico e rigoroso del giovane critico.
Cresciuto ammirando i grandi autori italiani (tra gli altri, Petri, Antonioni e Pasolini) così come i maestri del cinema di genere come Fulci e Castellari, Fratter concepisce il suo cinema consapevole di questa convergenza di influenze, che si percepisce chiaramente nei suoi film, sia nei dettagli sia nelle tematiche. Gli stessi titoli, come Tutte le donne di un uomo da nulla e Rapporto di un regista su alcune giovani attrici, fanno pensare ai leggendari nomi di pellicole di firme di culto come Luciano Ercoli o Romolo Guerrieri.
I suoi film presentano, del resto, tracce di splatter quanto di arte, di eros quanto di filosofia, di thriller soprannaturale e di crisi dell'individuo. Una poetica che non è, quindi, catalogabile, ma da osservare per gradi e distinguendo un film dall'altro.
Insomma, tanta carne al fuoco nel corposo libro di Comotti, che contiene anche un'intervista al regista e un'appendice fotografica.
E, da non dimenticare, il riferimento alle donne, colonna portante e fondamento della filmografia del regista, che ha sempre privilegiato la complessità e la sensualità dell'universo femminile.
Da leggere per scoprire cosa c'è dietro l'erronea etichetta di 'regista horror' che ha sempre accompagnato Fratter, il libro è stato presentato in corrispondenza dell'uscita dell'ultimo film, Sono tutte stupende le mie amiche, che conferma, tra l'altro, l'affrancarsi del regista dall'etichetta di cui sopra.

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