L'elogio (?) della follia: "Burn After Reading"

Burn after reading - Burn after watching. Brucia l’America dopo la visione del delizioso pamphlet ironico che i fratelli Coen ci hanno regalato al terzo quadrimestre di questo 2008, sorpresa gradita dopo l’eccezionale Non è un paese per vecchi. Burn after reading: tradotto in italiano A prova di spia, un nonsense, nemmeno elegante, fortunatamente impiegato come sottotitolo, e non come sostitutivo del titolo originale americano, asciutto, indicativo. Brucia la saggezza, resta la stupidità. Un festival dei cretini, l’insieme dei personaggi che muovono la vicenda, mossi, e per certi versi ossessionati, dai soldi, dal sesso, dal tradimento, dal fitness. I fratelli Coen tornano a firmare, dopo il bellissimo L’uomo che non c’era (2001) una sceneggiatura originale, e creano un meccanismo perfetto, privo di buchi e sbavature o lungaggini. Che poi, del film precedente, è una sorta di contraltare in velocità, un allegro dopo un adagio espressivo. Una pioggia di luce, dopo atmosfere cupe. Ai tempi dilatati, alle inquadrature immense, ai deserti e vuoti, si sostituiscono i pieni, i ritmi sincopati. Ad una sceneggiatura, per così dire, in sottrazione, una in accumulazione. Si potrebbe chiamare in causa America Oggi, capolavoro del compianto Robert Altman: ma ciò che è assente, adesso, è il senso di predestinazione che lega gli eventi. Sostituiti da una imperante idiozia: si potrebbe anzi parlare del terzo capitolo di una “trilogia dell’idiota”, iniziata con Fratello dove sei? e proseguita con Prima ti sposo e poi ti rovino.

John Malcovich è un analista della CIA, sollevato dal proprio incarico per alcolismo. Sua moglie, Tilda Swinton, cinica e falsa, cerca il momento giusto per lasciarlo, certo dopo avergli sottratto ogni bene. Intanto lo tradisce, con George Clooney, donnaiolo, ottimista, fissato con il jogging, che è per lui una sorta di ossessione compulsiva postcoitale. La moglie di Clooney, medico per bambini, lo disprezza, e lo tradisce a sua volta, certo dopo averlo fatto lungamente pedinare, giusto per trovare un appiglio per la causa di divorzio. Brad Pitt è uno stupido fisioterapista, schiavo dell’I-Pod, del Gatorade, della propria fisicità. Frances McDormand è dirigente di una palestra, disprezza il proprio corpo, e vorrebbe trovare il denaro per sottoporsi a svariati interventi di chirurgia estetica. Tutto ciò si intreccia perfettamente – ed ecco la grandezza dei Coen -: al momento in cui Malcovich inizia a scrivere le proprie memorie, che per una serie di ragioni, finiscono nella palestra. Nel momento in cui Pitt le ritrova, ipotizza, insieme alla mcDormand, che siano chissà quali informazioni di spionaggio, tentano di ricattare Malcovich, poi di passarle all’ambasciata russa. Quando l’incontro amoroso della moglie di questo con Clooney, e nella casa di lei, fa sì che anche Pitt e Clooney si incontrino, e che leghino per sempre i propri destini. O nell’istante in cui Clooney conosce una nuova “fiamma” in un sitoweb di incontri, e chi potrebbe essere, se non Frances McDormand?…non sveliamo di più: il film ha tre o quattro coups che non devono essere svelati. Diciamo solo, ed in questo è fondamentale apripista l’ineguagliato Fargo, che il castello crolla. E tutti ne escono profondamente mutati. Come sempre nei film dei fratelli Coen, i personaggi sono sfortunati: e le loro aspirazioni, stupide o intelligenti che siano, finiscono per essere inghiottite dal disordine, gli errori per non essere nemmeno compresi, i morti per essere fatti scomparire. Il sistema, che sia incarnato dalla CIA, o dal governo, non ne vuole sapere, di capire, di interpretare: preferisce sfruttare il caos imperante. E celare. Un mondo che somiglia, a ben guardare, alle opere ruvide, graffianti, di Enrico Baj: “con le speranze (poche) di facile energia e con le ansie (troppe) di totale distruzione”. Come osserva acutamente Daniela Morandi.

Il film è una parodia: in primis, del genere spy story. Ma soprattutto una rappresentazione, in chiave grottesca, del mondo, e dell’America attuali, dipinti come un gran casino, un pasticcio oramai irrecuperabile. Il film passa in rassegna tutti i miti e le paure del moderno uomo qualunque: il sesso e le ansie da prestazione, la chirurgia estetica ed il corpo perfetto, l’eterna bellezza, la decadenza fisica, l’invecchiamento, gli incontri via Internet, il denaro, la paura di essere spiati. Tutto ciò a sostituire, ma in un confronto impari, l’amore e la morale.
Menzione speciale agli attori: Clooney, barbuto, ottimista, brillante; Malcovich, trascorso dal being John Malcovich, di un suo vecchio film, al presente di una shadow of himself. Ma, soprattutto, Brad Pitt, nel ruolo di un perfetto idiota: delizioso.

“Notate che ne’ pazzi i più malinconici e disperati, è naturalissimo e frequente un riso stupido e vuoto, che non viene da più lontano che dalle labbra”.

Ancora, Giacomo Leopardi

di Simone Parnetti [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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