La saga di Fast and Furious. Il successo di donne e motori: gare clandestine e vita veloce

La serie che ha incassato di più tra ladri di auto e cinema d'azione

La saga di Fast and Furious (giunta al suo sesto capitolo e al suo dodicesimo anno) è basata su un concetto molto semplice ma di sicura presa sul pubblico: donne e motori, compresi di gioie (il lieto fine è scontato) e dolori (alle auto o all’uomo, senza scendere troppo in profondità).
Il primo Fast and Furious esce nel 2001, diretto da Rob Cohen (Dragon, Dragonheart., Daylight - Trappola nel tunnel). La trama è un pretesto per inserire nel film azione automobilistica (ambientata nel mondo delle corse clandestine con auto elaborate) e donne (correlate di gelosie in famiglia e non).
Un agente dell’FBI, dopo una serie di rapine ad alcuni autocarri, si infiltra in una banda che si occupa di gare clandestine: viene a conoscenza di un nuovo mondo sotterraneo, attraverso il triangolo di sentimenti tra l’amico Dominic Toretto (interpretato dall’attore-simbolo dell’intera saga Vin Diesel) e la sorella di questo, Mia. La banda dovrà effettuare delle rapine per procurarsi i soldi per le auto, rimanendo nel perenne limbo dell’illegalità (tanto caro ai film d’azione) nel quale, per “valori superiori”, si ritroverà anche l’agente Brian. Il primo film si ricorda anche per la frase di Dominic: “Vivo la mia vita a un quarto di miglia alla volta, per quei dieci secondi sono libero”. La colonna sonora, infarcita di brani hip hop della tradizione più tamarra vede, tra gli altri, Faith Evans, Ashanti, Fat Joe, e i Limp Bizkit con la famosa Rollin’. Questo primo capitolo va molto forte, grazie ad alcune invenzioni del regista e alla “tamarraggine” di Vin Diesel e delle auto modificate.
Grazie a questo successo, due anni dopo è la volta di 2 Fast 2 Furious, con la regia di John Singleton, anche lui familiare all’ambiente hip-hop per aver girato il film Boyz n the Hood - Strade violente nel 1991 e Poetic Justice, con il rapper Tupac Shakur).
In questo secondo capitolo, rispetto al precedente, rimane solo il personaggio dell’agente Brian, ora ricercato a causa della sua “redenzione” nel primo film. L’incontro con un suo vecchio amico è il pretesto per un’altra serie di gare automobilistiche illegali e di una fuga continua verso la libertà. La “belloccia” di turno è Eva Mendes (che ricompare nel quinto episodio), chiamata a rimpiazzare, come personaggio catalizzatore per il pubblico, i muscoli di Vin Diesel.
Anche senza Diesel il film è un successo, quindi si cerca di rimpolpare la serie con un nuovo episodio, cambiando però location: si lasciano gli Stati Uniti e si parte alla volta del Giappone.
Nel 2006 esce nelle sale The Fast and the Furious: Tokyo Drift, il terzo capitolo, diretto da Justin Lin (che girerà ben quattro episodi della serie). Il cambiamento era inevitabile, quindi, oltre all’ambientazione asiatica, si cambia anche il tipo di gare: si tratta questa volta del “drifting”, cioè, per i profani, il percorrere le curve con l’auto in derapata. Questo tipo di espediente permette di rinnovare l’aspetto spettacolare del film, che innova senza snaturare il concept della serie.
Sean, a causa delle corse illegali, è ricercato in America e viene quindi mandato in Giappone (per vivere insieme al padre) e conosce un ragazzo americano, che gli fa conoscere il drifting. Anche questo capitolo è apprezzato dal pubblico, sempre alla ricerca di uno svago “automobilistico”, come solo la serie sa donare. Ormai il “brand” è acquisito: è bastato solo un piccolo cameo di Vin Diesel nel trailer per spingere al massimo il botteghino. Una curiosità: nel 2006 esce nelle sale anche Cars - Motori ruggenti della Pixar, che è, ad oggi, il film di genere automobilistico che ha incassato di più al botteghino (altro che muscoli, tamarri e belle donne!).
Lo stesso Diesel torna poi tra i protagonisti (complici anche i vari flop con pellicole tipo xXx, The Chronicles of Riddick e Missione Tata) in Fast & Furious - Solo parti originali.
Brian viene scarcerato, torna sotto copertura e viene infiltrato nella banda di un trafficante di droga di Los Angeles: ad aiutarlo sarà il Dominic (Vin Diesel) che aveva ingannato anni prima. Il titolo originale di questo quarto episodio è Fast & Furious, lo stesso usato nella versione italiana del primo capitolo, il cui titolo originale è The Fast and the Furious). Con Diesel tornano anche gli altri attori presenti nel primo capitolo, anche loro assenti nei due sequel. Il film si distanzia dai precedenti, sposando più il genere degli action movie, relegando quasi in secondo piano le corse automobilistiche a colpi di NOS: rimane nel genere epico della “tamarreide”, con colpi proibiti, sparatorie e auto che si impennano (e prendono fuoco, of course).
Con il puntuale periodo di attesa di due anni, ecco nel 2011 il quinto capitolo, con il quale inizia la progressione numerica nei titoli: Fast & Furious 5.
Brian e Mia fanno evadere Dominic “alla loro maniera” e prendono parte ad una rapina in Brasile: scoprono che un chip, nascosto in un’auto, può fruttar loro un bel po’ di soldi derivati da traffici illeciti di un ricco affarista brasiliano e decidono di tentare il colpo. I protagonisti sono gli stessi, con l’aggiunta di Dwayne “The Rock” Johnson, anche lui nella serie di attori “fisicati” (è un noto campione di wrestling), graditi in tutti i film d’azione. Il regista Justin Lin riprende l’idea della rapina organizzata dai vari Ocean (trilogia di Soderbergh, conclusasi nel 2007 con Ocean's Thirteen) definendo il tutto però in modo sardonico, utilizzando solo la forza bruta di muscoli e mezzi (come una cassaforte che viaggia in autostrada), evitando piani meticolosi. In questo film le gare automobilistiche si fanno da parte, anche se i veicoli occupano ancora un ruolo importante e, naturalmente, spettacolare.
Il film è il migliore della serie per termini d’incassi e per la critica, che ha apprezzato la virata verso l’azione pura (anche se questo fatto non è stato molto gradito dagli amanti del genere), spettacolare ed ironica, che riesce nell’operazione di non prendersi troppo sul serio e quindi permettersi ogni fuga dalla realtà in nome del puro e semplice entertainment. Questa forse la caratteristica che ha permesso la longevità della serie, che cerca di reinventarsi in ogni capitolo, rimanendo però fedele alle tematiche ed alle caratteristiche originarie.
E’ uscito ora nelle sale Fast & Furious 6, sempre con Diesel e la regia di Justin Lin. I protagonisti hanno l’opportunità di uscire dalla latitanza e scontare la propria pena aiutando un agente nella ricerca di un’organizzazione di piloti mercenari. Il successo è assicurato, con la collaudata formula virata all’azione, con la presenza di Johnson, esplosioni, automobili “ribaltabili”, cambi di marcia, sorpassi, impennate, “botte da orbi”, minigonne e tacchi a spillo. E un carro armato (“Damn!”).

di Marco Zonca [Leggi i suoi articoli »]

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