Kolno’a Festival: il cinema racconta Israele

VI edizione - Roma, dal 15 al 19 novembre

Dal 15 al 19 novembre alla Casa del Cinema di Roma si terrà la sesta edizione Pitigliani Kolno’a Festival, la rassegna di cinema ebraico ed israeliano, diretta dal noto critico cinematografico italo-israeliano Dan Muggia e dalla giornalista Ariela Piattelli, e organizzata dal Centro Ebraico Italiano "Il Pitigliani", in collaborazione con l’Ambasciata di Israele e con il Patrocinio e il sostegno della Regione Lazio e della Provincia di Roma.

In occasione dei sessant’anni di Israele, il programma di quest’anno sarà dedicato alla nuova cinematografia israeliana, alla storia del cinema israeliano e a come la settima arte abbia contribuito a costruire la rappresentazione dello Stato Ebraico nell’immaginario collettivo, tra mito e realtà.

Le opere proposte rappresentano un cinema che continua a crescere. E si tratta di una crescita sia “numerica”, visto che in Israele negli ultimi due anni sono stati prodotti ben cinquanta film, sia qualitativa (i film israeliani hanno vinto importanti premi a prestigiosi festival internazionali, come l’ Orso d'Argento a Berlino 2007, e la Camera d'Or a Cannes), ed infine commerciale (La Banda, opera prima di Eran Kolirin, è record di incassi a livello internazionale in tutta la storia del cinema israeliano).

In questo panorama del nuovo cinema israeliano (nella sezione Sguardo sul cinema israeliano) si potranno vedere film che hanno ottenuto grande successo di pubblico (come Noodle di Ayelet Menachemi), altri più “silenziosi” e meno conosciuti, ma interessanti per la loro originalità stilistica e narrativa (Strangers di Guy Nativ ed Erez Tadmor); film di noti registi come Beaufort di Joseph Cedar, e opere prime come La Banda di Eran Kolirin e Meduse di Etgar Keret e Shira Geffen, quest’ultimo concepito nel centro nevralgico della cultura israeliana, Tel Aviv, dove si snoda la storia. Altre pellicole invece vi mostreranno l’Israele di periferia, posti dimenticati, oppure i meandri di una Gerusalemme inedita, lontana dallo stereotipo della “Città Santa”. E’ il caso di “Qualcuno con cui correre” di Oded Davidoff , tratto dal romanzo omonimo di David Grossman che il 19 novembre sarà a Roma per presentare il film in anteprima. Accanto a questi film di fiction, quattro opere che rappresentano il meglio del cinema documentario israeliano e che in Israele hanno vinto importanti premi: Children of the Sun di Ran Tal, un bellissimo racconto sul kibbutz tra storia e memoria privata, Desert Brides di Ada Ushpiz sulla difficile sorte delle donne beduine, Champagne Spy di Nadav Schirman che racconta un’incredibile (ma vera) storia di una spia del Mossad, ed infine To See if I am smiling di Tamar Yarom, opera che narra la tragica esperienza di alcune donne soldato.

Nella sezione Scuole di cinema da Israele che lo scorso anno era dedicata alla Ma’alè School, scuola israeliana di cinema per ebrei ortodossi, sarà protagonista il dipartimento di cinema e televisione del Sapir College, scuola vicina di Sderot.

Sulle pagine dei giornali, la cittadina israeliana Sderot è nota alle cronache perché tristemente protagonista di una guerra che sembra non finire mai. Pochi sanno che in questa città c’è una scuola di cinema e televisione in piena attività, che, anche sotto i bombardamenti, continua la sua attività producendo film di qualità, molto diversi tra loro e spesso dedicati alla convivenza tra culture diverse.

Proprio quest’anno per i sessant’anni dello Stato d’Israele, “Israele nel Cinema – tra mito e demistificazione” è la sezione nella quale saranno presentate pellicole internazionali che hanno contribuito alla costruzione del mito del combattente sionista (Exodus di Otto Preminger e Il grido della terra di Duilio Coletti, con la copia restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia) e opere israeliane (Paratroopers di Judd Ne'eman e e Avanti Popolo di Rafi Bukai ) che mostrando l’altra faccia della medaglia, hanno aperto la strada alla demistificazione del soldato israeliano.

Storia del cinema e dello Stato d’Israele, dunque, ma anche uno sguardo puntato sulle storie personali. Nella sezione Percorsi ebraici: Album di famiglia. Dimensione privata e collettiva della memoria , tre donne registe si confrontano, attraverso un viaggio cinematografico, con il proprio passato famigliare, scoprendo luoghi e persone che evocano la storia del ‘900 e quella dei loro antenati: l’italiana Rebecca Samonà con il suo L’Isola delle Rose intraprende un viaggio fisico e storico alla scoperta delle proprie radici, The tree of life dell’americana Hava Volterra compone un ritratto originale dell’albero genealogico della famiglia Volterra dagli Stati Uniti all’Italia e The House on August Street della regista israeliana Ayelet Bargur ricostruisce la storia di una sua antenata donna che negli anni del nazismo riuscì a salvare centinaia di bambini da un tragico destino.

OSPITI E EVENTI
L’ospite d’onore del PKF2008 sarà lo scrittore israeliano David Grossman, che insieme al regista Oded Davidoff e agli attori Bar Bekfer e Yuval Mendelson presenterà in anteprima Qualcuno con cui correre. L’attore Oshri Cohen, presenterà Beaufort di Joseph Cedar, l’attrice Hagar Ben Asher e il regista Yuval Granot Julia Mia.
Dalla Sapir School il giovane Ronen Amar, regista del documentario My Family’s Pizza, incontrerà gli studenti delle scuole della Provincia di Roma.
La storia di una tra le più importanti pellicole del cinema israeliano, Avanti Popolo, sarà invece raccontata dalla distributrice del film Mayaan Milo. Infine tra gli altri eventi un “Omaggio a Paul Newman”, a pochi mesi dalla scomparsa del grande attore, con la proiezione di Exodus di Preminger e il racconto di una straordinaria storia “cinematografica” tra Italia e Israele con l’evento “Il Grido della Terra” (in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Per INFO:

Tel. e fax: +39.06.580.05.39 - +39.06.589.77.56
E-mail: [email protected]
Web: www.pitigliani.it

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