Giovani ribelli - Kill your Darlings (Kill your Darlings, 2013)

La Beat Generation 'in divenire' tra droghe e letteratura

Il 13 agosto 1944 Lucien Carr uccide David Kammerer, coinvolgendo i suoi compagni di studi Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William Burroughs.
Questo il fatto, realmente accaduto, raccontato da John Krokidas, regista di Giovani ribelli - Kill Your Darlings. Tralasciando l’espressione abusata della versione italiana, il titolo originale descrive il punto di non ritorno del film, nel quale un omicidio cambia profondamente le vite dei protagonisti, gli artefici di uno dei movimenti artistici più importanti del secondo dopoguerra: la Beat Generation.
L’omicidio scaturisce dal rapporto morboso tra David Kammerer e Lucien Carr, un rapporto di favori, in cui l’amore si confonde tra la trasgressione, la noia e l’interesse. Tra i due si inserisce Allen Ginsberg, interpretato da un Daniel Radcliffe che toglie gli occhialetti alla Harry Potter per vestire un paio di occhiali più spessi, alla Ginsberg appunto.
Ma, come nella scena d’amore tra Carr e Ginsberg, è Dane DeHaan che domina la scena, con un’interpretazione sopra le righe, forse figlia della continua insicurezza e del tormento interiore di Lucien Carr, una personalità senza fissa dimora, spaesata tra genitori che sublimano l’affetto mancato con il denaro e un uomo che lo perseguita con un’attenzione morbosa e maniacale.
Le droghe e la letteratura sono l’unica valvola di sfogo, le radici di un movimento letterario che sovverte le regole della classicità per sovvertire le regole della società.
Nel film i grandi protagonisti della Beat Generation sono ancora 'in divenire', niente fa presupporre un futuro “On the road”. Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William Burroughs sono studenti della Columbia University e il loro unico viaggio è mentale, tra sostanze stupefacenti e le mura della biblioteca, dove i mostri sacri della letteratura vengono sostituiti da 'oscenità' letterarie e figurative.
Come in una Dead Poets Society, gli studenti cercano di sovvertire l’ordine accademico precostituito, cambiando prospettiva e disturbando, metaforicamente e materialmente, l’omogeneità degli studi. Allontanandosi dal film di Walter Salles (On the road), Krokidas sembra però troppo vicino ai lavori di Peter Weir (L’attimo fuggente) e Bernardo Bertolucci (The Dreamers) nel descrivere il moto di autodeterminazione giovanile attraverso la sessualità e l’arte per donare originalità e spessore alla materia narrata.
Il tutto rimane in un film che vuole descrivere la pura trasgressione, lasciando tra le righe quella che sarà la Beat Generation. Per evitare di scadere in un film 'preveggente', viene dato libero sfogo alla ribellione, senza che questa porti a nient’altro che a una storia d’amore tragica.
Krokidas cerca di accontentare tutti: i neofiti della Beat Generation come i seguaci di Daniel Radcliffe, gli amanti dei film generazionali come i voyeurs. Purtroppo in questo limbo rimane anche il film, che riesce nell’intento di descrivere il pathos che attraversa i protagonisti della vicenda, ma non dona un significato compiuto all’intera opera.
Il triangolo amoroso, dominato da Lucien (una “luce” per i personaggi, ma ombra di se stesso), cerca di passare indifferente in un’atmosfera culturale in ebollizione, come il nome di Kerouac, che da solo è significante e significato di una generazione.

di Marco Zonca [Leggi i suoi articoli »]

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