"Train de nuit" per Chanel N°5 (Jean-Pierre Jeunet, 2009)

Audrey Tautou nello spot Chanel sull'Orient Express tra sogno e realtà e Art déco

Lo spot risale al maggio 2009 e reclamizza il profumo Chanel N°5. Train de nuit nasce come cortometraggio: la versione integrale ha una durata di 2 minuti e 20 secondi, la versione televisiva dura 60 secondi.
Il regista, Jean-Pierre Jeunet, ha voluto omaggiare la figura di Gabrielle Chanel. La realizzazione del corto ha richiesto tre settimane di lavoro e un team di 250 persone. Le riprese si sono svolte tra Parigi e Istanbul.
Protagonisti sono un uomo (interpretato da Travis Davenport) e una donna (interpretata da Audrey Tautou): il loro incontro avviene nel corridoio del Venice-Simplon Orient Express, il treno che da Parigi è diretto a Istanbul. L’uomo si avvicina alla donna sfiorandola appena e ciò basta per sentire il suo profumo: femminile e inebriante.
La scia del profumo entra fisicamente nell’uomo attraverso l’olfatto e giunge a smuovere il suo animo: i protagonisti trascorreranno una notte insonne, tormentati dal pensiero dell’incontro e dall’angoscia di essersi persi per sempre.
Come sostenuto dal regista, Train de nuit non è una semplice pubblicità, non solo perché nasce da un corto, ma proprio per la sua intrinseca struttura. Lo possiamo considerare un testo sincretico, costituito da una pluralità di linguaggi diversi: cinematografico che si pone come fonte e pubblicitario non mancante del fine persuasivo caratteristico.
Interessanti osservazioni possono essere fatte sul sistema della lingua: la lingua inglese della canzone si unisce all’atmosfera francese richiamata dal logo Chanel. La canzone è I’m a fool to want you di Billy Holiday dall’album Lady in Satin del 1958. L’introduzione della lingua inglese e il suo coniugarsi perfettamente con le atmosfere francesi non sono casuali; la lingua inglese ribadisce qui il suo ruolo di lingua internazionale: chiunque la parla, anche se non madrelingua. Allo spettatore non è dato conoscere la nazionalità del protagonista. La canzone punteggia il pensiero dello stesso.
Grande cura è stata inoltre riservata al sistema di convenzioni visive: il flacone di profumo diventa un’icona. Presentato in primo piano attraverso uno zoom, viene poi riprodotto, proiettato dietro il letto della donna: compare e scompare proprio come l’uomo incontrato poche ore prima.
Dal punto di vista linguistico la particolarità è l’assenza di parlato e dialogo. Tutti i codici usati (visivo e sonoro) sono presentati in modo marcato producendo un risultato di iper-significazione.
È il prodotto il perno della comunicazione non verbale tra i due protagonisti, è sempre esso a comunicare e persuadere lo spettatore: l’uso delle figure retoriche conferisce il gusto dell’inaspettato al prodotto su cui essi intervengono. La metafora è qui largamente usata: la sua funzione è quella di trasmettere al fruitore l’idea di una relazione tra dimensioni diverse, il sogno e la realtà.
La fotografia è coordinata al sonoro: i colori ricalcano chiaroscuri magnetici, luci, ombre e proiezioni, riflessi e zone oscure, il tutto entro un ambiente ispirato all’Art déco. L’intento persuasivo è raggiunto attraverso la possibilità che viene offerta allo spettatore di identificarsi: si vuole esprimere l’idea che il fruitore, per soddisfare i suoi bisogni, anche quello di essere amato, abbia bisogno del prodotto reclamizzato. A ciò concorrono la presentazione di uno style of life desiderabile e l’implicita promessa/illusione di poter raggiungere quell’ideale attraverso l’acquisto del profumo.

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Versione integrale

Behind the scenes

Spot televisivo

di Veronica Crescente [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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