Cineturisti o “assassini del reale”?

Le immagini sembrano aver perso contatto con il reale diventando sempre meno attendibili se confrontate al significato vero della realtà. Questo può spiegare in parte il perché dell’ascesa del fenomeno socio-culturale che prende il nome di cineturismo.
Il cineturismo è il desiderio, che nel più estremo dei casi diventa necessità, di dover visitare luoghi in cui i protagonisti di film o serie televisive hanno compiuto le loro gesta. L’immagine del film diventa un’immagine realistica di qualcosa di non reale. Questa filosofia di viaggio sembra essere un’evoluzione di quei pellegrinaggi feticisti, in cui i protagonisti sono luoghi, abitazioni o addirittura tombe di star dello spettacolo o della musica che passano dall’essere reali all’essere miti (Graceland, la villa di Elvis a Memphis ha fatto scuola..).
Il Cineturismo ha il potere di rendere reale una meta che è già comunque conosciuta nella nostra testa perché infondo, anche se non l’abbiamo mai visitata prima, la conosciamo grazie al grande schermo, il mezzo che ci permette di sentire i luoghi illusoriamente già nostri. Oltre i confini italiani la pratica del cineturismo riserva, già da qualche anno, casi eclatanti. Come ad esempio la nascita di numerosi tour operators creatori di percorsi tematici e viaggi su misura per poter visitare la “Terra di mezzo” protagonista neo zelandese della trilogia The Lord of the Rings (Il signore degli anelli, Peter Jackson), oppure visitare il Regno Unito alla ricerca del mito di Harry Potter, seguendo itinerari che ripercorrono tutte le vicende del maghetto più famoso del mondo.
Addirittura il cineturismo spinge i fan dell’opera nata dalla penna di J.K Rowling fino ad Edinburgo, senza tener conto che nella capitale scozzese la troupe di Herry Potter non ci è mai passata; il solo fatto però di essere la città natia dell’autrice permette alla capitale di far comunque parte del place branding della saga: tra le improbabili tappe principali nel cuore della città, troviamo il ristorante “Nicolson’s”, una ex caffetteria, dove pare che la Rowling abbia iniziato a scrivere le avventure Potteriane!
Anche in Italia la mania cineturistica sta prendendo piede sia per quanto riguarda gli italiani in cerca di emozioni cinefile, sia per quanto riguarda la numerose località che hanno ospitato film nostrani e stranieri tra i nostri confini.
In particolare negli ultimi anni, sono le fiction a catturare l’attenzione del telespettatore, futuro turista: l’Umbria di Don Matteo e Carabinieri, il Castello di Agliè in Piemonte ovvero la location di Elisa di Rivombrosa, la mitica Sicilia di Montalbano, già metà di turisti legati al Commissario ancor prima della nascita della serie televisiva, grazie alle opere letterarie di Andrea Camilleri.
Ma anche il cinema ambientato in Italia non è inferiore nel creare turismo legato alla macchina da presa. I casi famosi sono numerosi, ma due su tutti sono emblematici: il primo, e forse primo in assoluto nel panorama nazionale, è legato ai film di Don Camillo e del suo storico rivale Peppone. All’uscita del primo capitolo nel lontano 1952, 10 milioni tra italiani e francesi riempirono le sale cinematografiche, trasformando in seguito Brescello, piccolo paese della Pianura Padana anch’esso protagonista delle vicende tratte dalla penna di Guareschi, in una metà a vocazione turistica. Basti pensare che il museo locale, dedicato al personaggio interpretato da Fernandel, è tutt’oggi visitato da quasi 50.000 turisti l’anno. È emblematico che nei testi di Guareschi la location non era specificata ma veniva descritta come “quella fettaccia di terra che sta tra il Po e l’Appennino”! La scelta lungimirante (per quanto probabilmente anche casuale) di optare per Brescello, ha dato la possibilità a questo territorio di dare una svolta in termini di indotto economico. A distanza di parecchi anni il paese è ancora frequentatissimo e l’immagine dei protagonisti è viva anche nelle generazioni più giovani, senza dimenticare inoltre l’aiuto indiretto che Mediaset fornisce nel diffondere queste magnifiche pellicole: a chi ogni anno non capita di vederne una su Rete4?
Il secondo caso invece riguarda il tour, molto ambito dai turisti incoming, nella Sicilia di The Godfather (Il Padrino, 1972, Francis Ford Coppola), in particolare a Savoca e Forza D’Agro. Infatti, in una ricerca presentata alla BIT di Milano nel 2006 e condotta dal Centro Studi Luoghi e Location, su 300 stranieri in visita in Italia il 52% ha ammesso di essere stato influenzato dalla scelta di un viaggio nello stivale proprio grazie alla visione del film con Marlon Brando.
Il cineturismo dunque può diventare, se ben strutturato e non improvvisato, una fonte di rendita sia per gli operatori di settore che per il paese ospitante. Infatti permette di destagionalizzare una località, aumentarne l’attrattività soprattutto se il luogo non è a vocazione turistica e incrementarne il passaparola positivo permettendo inoltre di accrescere i giorni di permanenza media nel luogo.
L’importante è che il protagonista del viaggio non diventi parte dell’assassinio del reale citato all’inizio. Altrimenti il rischio è quello di ritrovarsi in una Disneyland qualsiasi trasformando, come insegna Augè, il luogo reale in un “non luogo”.

di Fabio Belotti [Visita la sua tesi »]

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