''Qaudo i bambini giocano in cielo''

Un film da (ri) scoprire: dal 31 dicembre al 4 gennaio

Fondazione Cineteca Italiana, dopo il film tedesco di Luigi Comencini, prosegue nell’intento di proporre quei piccoli tesori della nostra cinematografia da (ri)scoprire, presentando un film italiano rimasto ingiustamente sconosciuto perché praticamente mai distribuito.

È stato l’incontro tra Lorenzo Hendel, che definisce la sua opera prima un “dramma etnico”, con la cultura groenlandese a far nascere l’idea di questo film. La storia si ispira al romanzo "My Eskimo Past" del missionario Otto Sandgreen che racconta la biografia di Quipinngi, ultimo sciamano della Groenlandia Orientale, nato all’inizio del XX secolo, all’epoca in cui i primi missionari europei sbarcavano sulle coste groenlandesi, con il loro codice di valori.

È il racconto del passaggio, repentino e traumatico, di un popolo da un modello di vita considerato “primitivo” ad uno “moderno”. La gestazione di questo progetto è stata tutt’altro che facile a partire dalle difficoltà linguistiche, superate da Hendel studiando a lungo la lingua groenlandese per creare un rapporto più diretto con gli attori che, essendo non professionisti, hanno dovuto sottoporsi ad un lungo training.

Le riprese, iniziate nell’estate 2003, sono state interrotte per un’intera stagione a causa del preoccupante aumento di temperatura che ha impedito la glaciazione completa del fiordo di Tasiilaq, quindi, nel marzo 2004, la lavorazione è stata ripresa e portata a termine.

Premio Migliore Lungometraggio all’Ischia Film Festival 2006; Premio “Ippocampo” come Migliore Lungometraggio a Maremetraggio 2006; Premio della Critica al Sulmona Cinema Film Festival 2005; Menzione Speciale al Festival del Cinema Italiano di Stoccolma 2005; Miglior Film al Festival International du Film de Montagne d’Autrans 2006; Menzione Speciale della Giuria a Pele Kristiansen come Miglior Attore; Migliore Film a Soggetto al Cervino Film Festival 2007.

SINOSSI
R.: Lorenzo Hendel. Sc.: L. Hendel, Silvia Innocenzi. Int.: Giulian Ferro, Gedion Josvassen, Bruno Stori, Pele Kristiansen. Italia/Danimarca/Islanda/UK, 2005, col., 95’, v.o. sott. ital.
Groenlandia Orientale. Inizi del Novecento, agli albori della colonizzazione europea. Un giovane cacciatore inuit saluta sua moglie e il figlioletto appena nato ed esce in mare col suo kayak. Poco dopo, tra i fiordi, durante la battuta di caccia, viene assassinato. Ancora in fasce, il piccolo Quipingi incontra così il suo destino di bimbo senza padre, esposto alla crudeltà di una natura estrema e alla violenza di un’umanità arcaica in lotta per la sopravvivenza. Tutta la sua vita sarà segnata dal bisogno di riparare la sua infanzia mutilata e di affidarsi al sostegno di un padre: prima, bambino, al fianco della madre presa in moglie dal crudele Kilimé e relegata ai margini della grande casa di terra come l’ultima delle sue molte mogli; poi, adolescente, nell’iniziazione allo sciamanesimo artico e nell’incontro con i tarta, i gelidi spiriti del ghiaccio che, in cambio del calore degli umani più sensibili, concedono forza e protezione; quindi, giovane uomo, nel tragico fallimento dei suoi tentativi di vendetta che gli costa l’abbandono da parte dei suoi tarta; infine, adulto, orfano ormai anche dei suoi spiriti protettori, nella vana speranza che il Dio a cui gli europei erigono chiese sulla sua terra, possa rappresentare per lui un nuovo grande tarta. Solamente da vecchio, più che novantenne, si ricongiungerà ai suoi spiriti protettori e circondato da loro troverà pace nella certezza che, come tutti gli antenati del suo mondo sciamanico, potrà riposare sul fondo del mare insieme ai suoi cari, quelli che ha conosciuto e quelli che ha sempre pianto.

********************
Info per il pubblico:
Biglietteria Spazio Oberdan
V.le Vittorio Veneto, 2 (MI)
0277406300

Condividi questa pagina