Il petroliere (There will be blood, 2007)

La luce, Daniel Plainview, la vede per poco. Un unico, accecante, bagliore all’inizio del film. Il cielo che ipnotizza la terra. Il sudore brillante sulla sua pelle gretta.
Ma è un attimo. Striscia le mani callose sulla piccozza, e comincia a scavare. Sempre più giù. Sempre più nelle viscere. Fino a quando il suo animo, nella torba degli inferi, non trova casa. E rifugio.
There will be blood – distribuito in Italia come Il petroliere – non può che essere un film di sangue. Raggrumato, appiccicoso, scuro. Così tempestoso da diventare ricchezza, denaro liquido: l’oro nero. Anderson, dopo pellicole salvifiche, corali, in cui i buoni propositi si fanno strada tra nefandezze assortite, racconta il vero inferno. Lo trova all’inizio del Ventesimo secolo, nell’America puritana appena irradiata dai tentacoli capitalistici.

Un cercatore di petrolio – Plainview, interpretato da un immenso Daniel Day-Lewis – spende e spande per costruire sempre più pozzi. Lo fa promettendo ai locali proprietari terrieri ricchezze e benessere. La sua maschera è quella dell’uomo operoso, devoto ai valori famigliari, con un figlio, H.W., come socio, confidente, erede. Questo funzionerà, finchè non arriveranno i dollari. Quelli veri. L’esplosione di bitume – la scoperta di un enorme, gonfio giacimento – in un suo pozzo lo allontanerà per sempre dal mondo reale. Ci sarà spazio solo per violenta ingordigia. E per una spirale irrefrenabile di misantropia.

Anderson, qui, abbandona i toni postmoderni. E’ il suo film più semplice. Crudo. Non ci sono incastri e frammenti di storie, non ci sono le magnoliane rane che piovono dal cielo, non c’è l’Amore che mette una pezza. C’è un unico individuo; un’unica, sporca, infangata figura che siete al luculliano tavolo della bramosia. Feroce. Cupo. Irrimediabilmente e desolatamente solo.

Forse, il riferimento più vicino è La grande abbuffata di Ferreri. Ma ad alleviare le vite grame dei quattro amici venne la morte gastronomica. Plainveiw, invece, vive. Il suo corpo continua a respirare, a pensare. Scoprendo, immerso nell’ovattata tristezza della dimora di lusso, quanto è scuro, il maledettissimo petrolio.

di Alessandro Rovellini [Visita la sua tesi »]

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