La figura del padre tra Cinema e Psicoanalisi

Roma (Cinema Trevi): 24 gennaio

Psicoanalisi e Cinema hanno molto in comune: sono nate nello stesso periodo, hanno avuto nel secolo appena finito un enorme sviluppo e diffusione continuando ad influenzare, con la loro ricerca sull’uomo e le sue dinamiche profonde, il mondo della cultura, della scienza e dell’arte.

Anche se il cinema non ha alcun presupposto terapeutico, alcuni aspetti della sua indagine e la sua capacità di stimolare e portare alla coscienza, all’interno di un contenitore artistico, dei nuclei attivi nel profondo della psiche fanno sì che sviluppare un confronto su alcuni temi può essere utile e stimolante.

I film hanno d’altronde modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell’immaginario, utilizzando quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse, il Centro Sperimentale di Cinematografia organizza, col patrocinio della SPI (Società Psicoanalitica Italiana) una serie d’incontri mensili, nella giornata di sabato, centrati sul rapporto tra il Cinema e la Psicoanalisi e sugli aspetti che la visione di un film può approfondire. In queste serate di volta in volta uno psicoanalista proporrà una breve relazione, dopo la proiezione dell’ultimo film selezionato, aperta alla discussione con autori/attori/critici cinematografici e col pubblico. Nel 2009 i film presentati e gli spunti di riflessione proposti vertono intorno ad un percorso che attraversa il tema del padre, sia sul versante cinematografico che su quello psicoanalitico e, più in generale, culturale.

Cinema Trevi (Vicolo del Puttarello 25 - Roma): sabato 24 gennaio

ore 16.30: Mio figlio professore (1948)

Regia: Renato Castellani; soggetto e sceneggiatura: R. Castellani, Emilio Cecchi, Suso Cecchi d’Amico, Aldo Fabrizi, Fulvio Palmieri, Fausto Tozzi; fotografia: Carlo Montuori; musica: Nino Rota; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Aldo Fabrizi, Giorgio De Lullo, Mario Pisu, Diana Nava, Lisetta Nava, Pinuccia Nava; origine: Italia; produzione: Lux Film; durata: 107’

Il bidello Orazio vive in funzione del figlio: lo fa studiare e riesce a trovargli un posto da insegnante nella scuola dove lavora. Ma il figlio soffre la presenza del padre e le sue umili origini. Castellani racconta, attraverso questa piccola vicenda familiare, la storia dell’Italia dal fascismo al dopoguerra, in una chiave volutamente minimalista, in cui, però, si riflettono le differenze di classe, il desiderio di ascesa sociale, l’accademismo dilagante a fronte della semplicità della povera gente. Il rapporto fra padre e figlio è assunto a simbolo di divisioni più ampie, che nemmeno il clima di speranza di matrice neorealista può ricomporre.

ore 18.30: Incompreso (Vita col figlio) (1966)

Regia: Luigi Comencini; soggetto: dal romanzo omonimo di Florence Montgomery; sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, con la collaborazione di Lucia Drudi Demby, Giuseppe Mangione; fotografia: Armando Nannuzzi; musica: Fiorenzo Carpi; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Anthony Quayle, Stefano Colagrande, Simone Giannozzi, John Sharp, Adriana Facchetti, Anna Maria Nardini; origine: Italia; produzione: Angelo Rizzoli per Rizzoli Film, Istituto Luce; durata: 104’

«Un film che difendo a spada tratta, oggetto di molte critiche, è ad esempio Incompreso. Per esso ebbi una crisi terribile: mi sembrava una macchina per far piangere e non volevo più farlo. Riflettendoci meglio, mi resi conto della possibilità di analizzare due età dell’infanzia, un feroce rapporto di gelosia tra due bambini. Allora mi decisi e non credo che sia un film del compromesso. [...] Il tema vero del film era la solitudine dei bambini, e questa è forse più manifesta in ambienti borghesi che non in ambienti popolari. Volevo un film fuori dal sociale, fuori da un’epoca e da un ambiente definiti storicamente, un film tutto sui bambini, un film tutto essenziale, rigoroso, senza fronzoli. Il problema di questi bambini è la solitudine, non tanto l’assenza della madre, dominante nel libro» (Comencini).

ore 20.45: Che ora è (1989)

Regia: Ettore Scola; soggetto: E. Scola; sceneggiatura: E. Scola, Beatrice Ravaglioli, Silvia Scola; fotografa: Luciano Tovoli; musica: Armando Trovajoli, montaggio: Raimondo Crociani; interpreti: Marcello Mastroianni, Massimo Troisi, Anne Parillaud, Renato Moretti, Lou Castel; origine: Italia/Francia; produzione: Tiger Cin.ca, Gaumont; durata: 102’

Un padre va a Civitavecchia a trovare il figlio che sta prestando il servizio militare. È l’occasione per aprirsi e rivelarsi, ma, i due si dimostrano completamente diversi l’uno dall’altro. «Scritto con magistrale conoscenza dello stato delle cose, per cui giovani e non giovani potranno perfettamente ritrovarsi nei protagonisti e nelle ragioni di ciascuno […] Che ora è ha tutti i titoli per collocarsi fra i piccoli gioielli di famiglia del cinema italiano. Ha in Mastroianni e Troisi due interpreti splendidamente accoppiati, da premiare insieme per come s’integrano e soprattutto ha una struttura narrativa benissimo combinata con un gioco di spostamenti psicologici, un progressivo inoltrarsi e arretrare sul terreno dell’ironico, il quale si pone quale nobile referto d’un confronto generazionale» (Grazzini).

Ingresso gratuito

a seguire

Relazione dello psicoanalista Giuseppe Riefolo e incontro moderato da Fabio Castriota con Cristina Comencini

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