Gianni Amelio e Lino Banfi al GLBT Film Festival di Torino

Prosegue a Torino il festival sul cinema gay e lesbo con due ospiti speciali

Prosegue la kermesse torinese con un programma ricchissimo, a partire dai tre film in gara, Wild Tigers I have known di Cam Archer, prodotto da Gus Van Sant e sviluppato all’interno del laboratorio per sceneggiatori al Sundance Institute: sospeso tra sogno e realtà narra i tormenti dell’adolescenza. Musiche di David Tibet che sarà presente in sala. Il rigore britannico e la scioltezza bollywoodiana sono riuniti nel secondo film in gara (alle 20.45), l’opera più recente di Prathiba Parmar, Nina’s Heavenly Delight, tra malintesi e amori nascosti, un padre perduto e lo spirito paterno ritrovato, e al contempo la sapienza e le spezie per vincere un concorso di cucina indiana che farà vincere a Nina anche in amore. Il terzo (alle 22.45) è il tedesco Solange du hier bist (Finché sei qui) di Stefan Westerwelle, che già si è distinto allo scorso festival di Locarno: il rapporto amoroso quasi ossessivo tra Georg, un signore piccolo borghese, e il suo giovane amante prostituta che va in crisi appena quest’ultimo decide di separarsi.

Evento speciale alle 18.30 è la proiezione di Un difetto di famiglia di Alberto Simone del 2002, interpretato da Nino Manfredi e Lino Banfi, introdotto al pubblico direttamente da Lino Banfi, al quale il festival attribuisce un Premio Speciale. Inoltre Banfi presenta alla Fnac di Torino (in occasione del festival) l’edizione in dvd del telefilm Il padre delle spose, andato in onda su Raiuno nel mese di novembre 2006.

Ospite d’eccezione della sezione Europa Mon Amour, Queer in the west è Gianni Amelio per raccontare i retroscena dal set di Dove si spara di più di Gianni Piccini (aka Jeff Mulligan), una sorta di Romeo e Giulietta versione western.

Parte con le due versioni di Johan l’omaggio a Philippe Vallois, il regista francese pioniere del cinema gay in Francia: sempre nel pomeriggio nella sala tre si vedranno Johan, journal intime homosexuel d’un été del 1975 e subito dopo il nuovo montaggio realizzato in base al girato che risale al precedente lavoro, in entrambe le versioni emerge bene il suo punto di vista visionario e per certi versi anche psichedelico attraverso storie intime e personaggi moderni.

Con Lonesome Cowboys si dà l’inizio al trio di film presenti per ricordare i vent’anni passati dalla scomparsa di Andy Warhol realizzato nel 1968: In tono a dir poco scanzonato ecco le vicende di un gruppo di cowboys che vivono con grande partecipazione emotiva teneri ed erotici rapporti in un villaggio dell'Arizona dove non manca una bella tenutaria di casino e di uno sceriffo che si traveste volentieri da "squaw indiana" per ravvivare le serate del gruppetto. Ramona, la bellissima tenutaria di casino interpretata dalla mitica superstar Viva, unica presenza femminile del film, tenta disperatamente di sedurre uno dei bellissimi cowboys. Come? Cantandogli la benedizione della messa cattolica! Il film tiene a battesimo Joe Dallesandro che diventerà l'attore feticcio di tutta la produzione successiva. Andy Warhol è riuscito a fare un western senza un saloon o una sparatoria ma con molto, molto di più... Sarà presente Mario Zonta, al festival anche in veste di giurato per il premio Ottavio Mai destinato al miglior lungometraggio. Nella giuria c’è stato un cambiamento dell’ultimo minuto: lo scrittore Massimiliano Palmese al posto di Monica Cervera, l’attrice spagnola di 20 Centimetri.

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