Alla 24^ Settimana della Critica ''Kakraki (Come gli scampi)'': un affresco della società russa contemporanea

Il film di Ilya Demichev come una celebrazione di Gogol' nel bicentenario

Uno sferzante affresco della società russa contemporanea, restituito sotto forma di commedia grottesca capace di sorprendere lo spettatore dal principio alla fine.
KAKRAKI (Come gli scampi) sarà proiettato nella 24a Settimana Internazionale della Critica a Venezia, che propone come di consueto una selezione di proiezioni alla scoperta di nuove linee di tendenza e di talentuosi autori, con una selezione che si vuole quest’anno prevalentemente eurocentrica a testimonianza dei fermenti creativi in corso.

Al centro del film di Ilya Demichev si ritrova la figura e l’opera del grande scrittore russo Gogol', di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita.
Non è un caso dal momento che questo film di impianto classico, ma moderno e spregiudicato nella sua concezione del mondo, deride quell’universo di piccoli e grandi burocrati avidi e senza qualità che vivono un’improbabile ed impossibile smania di cambiamento nella farraginosa amministrazione statale.
Una deriva morale che era stata portata alle estreme conseguenze rappresentative proprio da Gogol', nel suo Il cappotto, L’ispettore generale e Le anime morte, che esercitarono molta influenza successivamente su Dostoevskij, Bulgakov e Kafka.

Il lungometraggio d’esordio di Ilya Demichev rimanda al padre del moderno realismo russo attraverso un pungente riferimento alla nomenklatura attuale. Il premier Putin, emblema della nuova Russia, condannata in Kakraki ad essere un clone di quella ottocentesca e gogoliana, è nato proprio a Leningrado, la ex San Pietroburgo cui Gogol dedicò i suoi celebri Racconti. E l’imponente finale tragico che chiude il film non può che richiamare la disincantata e disillusa prospettiva gogoliana.

KAKRAKI (Come gli scampi)
Russia, 2009, 35 mm., col., 125’

Regia e sceneggiatura: Ilya Demichev. Fotografia: Mikhail Agranovich. Montaggio: Sergey Ivanov, Olga Proshkina. Musica: Eduard Artemiev. Scenografia: Kostantin Ly. Suono: Stefan Albine. Interpreti: Mikhail Efremov, Olga Sunn, Sergey Koltakov, Natalia Vdovina, Elena Safonova, Sergey Gazarov, Alexander Samoilenko, Alexander Bashirov. Produzione: Saida Medvedeva, Andrey Klishas, Nana Getashvili.

Mikhail, che ha visto in sogno i funerali di Gogol, è un alto funzionario ministeriale a Mosca. Uomo maturo, morigerato e benestante, con una vita disciplinata dal lavoro, dalla famiglia e da uno spiccato gusto per le scarpe eleganti, approfitta della sua posizione e non esita a farsi corrompere. Un giorno, entrando in una libreria, si innamora a prima vista di Nastia, giovane commessa di origine cinese. Per aiutarla a far operare in Germania la madre malata, si mette nei guai. E in carcere lo attende una triste rivelazione che gli sarà fatale.

Ilya Demichev, 31 anni, moscovita, nato in una famiglia di teatranti, ha prodotto opere sperimentali, compreso un Faust di Goethe. Come poeta ha pubblicato nel 2006 la raccolta Poezia pogranichnikh sostoyanii. Nel 2008 ha firmato la sceneggiatura di Shakhty e nel 2009 quella di Polmetra.

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