L'invenzione della nostalgia

Il vintage nel cinema italiano e dintorni

Autore: Morreale Emiliano
Editore: Donzelli Editore
Pubblicazione: maggio 2009
Prezzo: € 27.00
ISBN: 978-88-6036-355-8
Pagine: 295

Chi non ha mai sospirato ai “favolosi anni settanta” o gli “intramontabili anni 80”? Cosa può scatenare Bandiera gialla (1983), Il Gattopardo (1963), Il ritorno di Monnezza (2005)?
Film dal diverso peso specifico, diverso tema, diverso filone critico di appartenenza, ma con una cosa in comune: la Nostalgia.

Emiliano Morreale ci accompagna in un viaggio attraverso il cinema italiano senza avere nessuna pretesa storicistica, ma valutando l’avvicendarsi dei decenni e degli stili in relazione al loro rapporto con il passato più o meno recente, tra richiamo nostalgico, mitizzazione, vintage, revival, camp e trash.

Un punto di vista interessante ed originale, che risulta a volte un po’ criptico nelle scelte dei film e dei registi portati ad esempio, in una prospettiva che viaggia sulla superficie dell’analisi: è “un’archeologia di quelle forme nostalgiche tipiche della modernità” che non esaurisce di certo l’argomento e le sue implicazioni, ma che pungola la curiosità.

Il filone centrale è perfettamente chiaro fin dalle prime pagine, tanto a Morreale quanto a chi legge:

# Viviamo circondati da immagini- merci che divengono depositarie e surrogati dell’affettività.
# Quindi : “[…]è forse possibile fare film pienamente nostalgici solo su epoche successive alla nascita della fotografia e del cinema, e che dunque mostrino qualcosa che il cinema e la fotografia hanno già fatto proprio: un film nostalgico sul XVI secolo è impensabile” (p. 6).
# Da qui la ricerca di una nostalgia mediale e di massa nel cinema in Italia: da un lato per come il cinema italiano ha evocato il passato recente, dall’altro per come gli intellettuali hanno sentito progressivamente diventare il cinema un oggetto di nostalgia.

Il merito di questo saggio, al di là della brillantezza o meno dell’analisi, è che non si può leggerlo senza quelle esclamazioni a margine del “Ah-già-davvero. Me lo ricordo”.
È così che, partendo dal neorealismo e dalla nostalgia della belle époque, fino alla svolta di Pulp Fiction come trivial pursuit, testiamo sui nostri ricordi che davvero nel cinema c’è il passato della nostra memoria.
E scopriamo che le nostre passioni possono essere depositate in un anime giapponese, nella smorfia di Fantozzi o nella Corazzata Potemkin.

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