Preoccupazioni per il nuovo decreto sull'audiovisivo

Manifestazioni e proteste dalle associazioni

Cinecittà News ha recentemente sottolineato come il MOVE09 Emergenza Cultura Spettacolo Lavoro, sigla che riunisce numerose associazioni del settore della cultura e dello spettacolo, ha espresso profonda preoccupazione in merito al decreto legislativo discusso e approvato giovedì 17 dicembre nel Consiglio dei ministri che modifica alcuni aspetti della gestione del settore audiovisivo

Se con la precedente normativa i network avevano l’obbligo di dedicare: “il 10 percento del tempo di diffusione, in particolare nelle fasce orarie di maggiore ascolto, alle opere europee degli ultimi 5 anni, di cui il 20 percento alle opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte”, con il nuovo decreto i network hanno l’obbligo di investire il 10 per cento dei loro introiti: "alla produzione, al finanziamento, al preacquisto e all’acquisto di opere europee realizzate da produttori indipendenti [...] la percentuale di cui al presente comma deve essere raggiunta assegnando una quota adeguata ad opere recenti, vale a dire quelle diffuse entro cinque anni dalla loro produzione, incluse le opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte”.
I network non hanno così più l’obbligo di programmare il prodotto indipendente nelle fasce di maggior ascolto ed hanno assoluta discrezionalità sulla quota da dedicare al prodotto recente.
Si potrebbero così creare situazioni in cui basterà il riacquisto di un vecchio sceneggiato e la sua trasmissione a notte fonda per coprire gli obblighi di legge.

Per il MOVE09 "questo decreto, oltre a prevedere la diminuzione dei tetti di pubblicità per le tv a pagamento, avrebbe vanificato gli obblighi di programmazione e di investimento nella fiction e nel cinema da parte delle emittenti garantiti dalla legge n 122 del 1997. Grazie alla tempestiva mobilitazione del Sindacato delle troupe televisive pare che dal decreto sia stata rimossa la parte relativa alla riduzione quote per la fiction mentre rimane in sospeso il problema per il cinema, affidato a un decreto ministeriale che verrà emanato entro nove mesi. Ad una riduzione delle quote corrisponderebbe" - sempre secondo il MOVE09 - "la drastica riduzione della produzione nazionale di cinema e fiction. Questo equivarrebbe alla chiusura di una grande fabbrica che andrebbe invece sostenuta e sviluppata perché produce identità nazionale".

Anche per l'associazione dei 100autori, il decreto legislativo discusso nel Consiglio dei ministri eliminerebbe qualunque obbligo di investimento e programmazione sul cinema e sulla fiction indipendenti italiani da parte dei network televisivi. "L'attuale decreto prevede sì la diffusione di opere europee ma non stabilisce alcun parametro riguardo alle fasce orarie di ascolto né all'epoca di produzione delle opere" - si legge in un comunicato dei 100 autori - "Si scardinano così le condizioni che determinavano una ricaduta virtuosa delle quote di programmazione sul mondo della produzione".

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