Il film “In the cut”

Esito estremo della poetica di Jane Campion.

L’ultimo film della regista australiana, uscito nel 2003, si può a mio parere considerare come punto d’arrivo di tutte le costanti tematiche affrontate nei suoi precedenti film. In the cut, infatti, è sferzante, duro e volutamente non gradevole come Sweetie, il primo, conturbante film di Jane Campion incentrato sul rapporto particolare tra due sorelle e uscito nel 1989, ma è allo stesso tempo complesso e stratificato al suo interno come Lezioni di piano e Ritratto di signora.
In the cut: stare “nel taglio”, “nella fessura”, intesa in senso traslato anche come parte anatomica femminile, un viaggio nell’inconscio e nelle pulsioni più segrete di una donna come mai la Campion aveva fatto finora. Considero il film in questione come esito “estremo” della produzione della regista perché la vicenda è percorsa dalle tematiche ricorrenti nella filmografia precedente (amore, morte, rapporti conflittuali tra familiari), ma in particolare un tema viene estremizzato, portato all’eccesso, ad un punto di non ritorno tale da aver suscitato nella critica italiana e straniera un totale assenso o un totale rigetto nei confronti del film, senza sfumature: quello del desiderio sessuale e delle sue regole. Penso che per chi, in generale, ama lo stile di Jane Campion questo film rappresenti una sorta di sua maturità artistica, uno sviscerare i temi di cui le sempre piaciuto parlare in modo così chiaro, diretto e, in un certo senso, definitivo, che ha fatto sì che lei per prima sentisse la necessità di doversi fermare per un lungo periodo per capire, da quel momento in poi, in quale direzione potesse andare la sua opera.
Vediamo attraverso quali simboli e temi presenti nel film la Campion costruisca il suo noir atipico.

La storia è quella di Frannie, insegnante di letteratura e scrittura creativa in una scuola superiore newyorchese che vive in solitudine, ma la cui esistenza è arricchita da ciò che lei considera elementi fondamentali della comunicazione umana: le parole. Lei vive di parole, di frasi scritte, e il suo amore per il linguaggio è tale da farle segnare su un taccuino che porta sempre con sé tutto ciò che legge nei posti che fanno parte della sua vita quotidiana e che attira la sua attenzione: può accadere a scuola, in metropolitana, oppure nei locali equivoci che le capita talvolta di frequentare non senza, sembra, un qualche morboso piacere. Proprio in uno di questi locali, il “Red Turtle”, al cui interno regna un’atmosfera torbida e fumosa, è solita darsi appuntamento con un suo studente, Cornelius Webb, che le fornisce materiale sullo slang dei ragazzi di strada, argomento sul quale Frannie sta pensando di scrivere un libro. Ad un certo punto, dopo aver lasciato Cornelius al tavolo, Frannie scende nella parte sottostante del locale alla ricerca del bagno e, aggirandosi per le varie stanze in un’oscurità quasi completa, assiste non vista ad un incontro erotico tra un uomo e una donna che si sofferma per qualche minuto ad osservare. Di questa scena di sesso orale in primissimo piano si è tanto parlato e ci si sono accaniti i tagli della censura nel tentativo di eliminare qualche fotogramma particolarmente spinto, in realtà un finto scandalo perché la ripresa è talmente ravvicinata e la luce talmente morbida che si intuisce perfettamente ciò che sta avvenendo senza rimanere turbati da nessuna crudezza. Tutto è girato in funzione che nella scena risultino evidenti due elementi importanti nella struttura del racconto: le unghie dipinte di blu di una donna, che verrà poi ritrovata morta, e un tre di picche tatuato sul polso dell’uomo che le stringe i capelli. L’assistere alla scena con un atteggiamento tra il curioso e il morboso è tipico di Frannie, persona interessata a tutto ciò che riguarda l’amore e i sentimenti, ma se questi rimangono sulla carta. Lei, infatti, nella realtà se ne tiene lontana come all’interno di un bozzolo: legge stralci di poesie d’amore in metropolitana o nei cartelli pubblicitari, ci fantastica sopra, magari li riporta sul suo taccuino; nei suoi sogni erotici è assoluta protagonista; nelle sue fantasie, nei suoi ricordi (tutti rigorosamente in bianco e nero) compaiono due giovani innamorati, un ragazzo e una ragazza, che volteggiano felici su una pista di pattinaggio (si saprà successivamente l’identità di questi due giovani), ma nella sua vita quotidiana Frannie Avery ha come unica amica sua sorella Pauline e come unico affetto maschile un amico nevrotico con il quale in passato ha avuto una breve relazione sessuale.
Dopo che la ragazza dalle unghie blu, Angela Sands, viene trovata morta e fatta a pezzi nel cortile del condominio in cui abita Frannie, la donna fa la conoscenza del risoluto detective Giovanni Malloy, venuto per interrogare sul fatto gli abitanti del palazzo. Frannie è immediatamente attratta da Malloy, dai suoi modi bruschi, dal fascino virile che emana e dalle emozioni forti che sicuramente gli procura il mestiere che egli fa per vivere. Malloy, a sua volta, rimane colpito dalle frasi scritte su foglietti che Frannie ha appeso ad una parete del suo appartamento, dal fascino misterioso che deriva da quei versi poetici. Frannie parla a sua sorella Pauline dell’attrazione immediata per il poliziotto. Come donna, Pauline è l’esatto opposto di Frannie: vistosa, disinibita, immersa nella realtà sociale, capace di mandare avanti più relazioni amorose contemporaneamente. Il loro rapporto ricorda sicuramente quello tra le due sorelle Kay e Sweetie del film Sweetie, ma molto meno conflittuale e più affettuoso e complice.
Con l’ attrazione tra Frannie e Malloy fa la sua comparsa dunque anche in questo film il desiderio sessuale, un desiderio forte, che sconvolge la vita, spesso accostato alla morte o in qualche modo alla crudeltà e alla violenza come facce della stessa medaglia. Eros e thanatos (“istinto di vita” e “istinto di morte” nella psicoanalisi freudiana) vanno sempre di pari passo, ma è sempre il primo, nella concezione in fondo vitalistica della regista, a prevalere alla fine. Anche In the cut, come per le intense passioni di Lezioni di piano e Ritratto di signora, prosegue in questo senso, ma alla massima potenza: Malloy, fin dalla loro prima uscita insieme, dice esplicitamente a Frannie che lui può essere quello che lei vuole, che può farle quello che lei vuole, tranne picchiarla. Mette il desiderio sessuale di lei al centro del suo interesse. Lei gli nota un tre di picche tatuato sul polso, inizia ad avere dei sospetti su di lui perché l’uomo con il tatuaggio è l’ultimo ad essere stato con Angela Sands, la prima donna uccisa, ma Malloy le dice che quel tatuaggio è un ricordo della prima importante cattura effettuata da lui e dal suo collega, il tenente Rodriguez, che nel frattempo li ha raggiunti nel locale in cui si trovano. Non convinta fino in fondo da questa spiegazione, nonchè infastidita da Rodriguez, uomo volgare e omofobo, Frannie esce dal locale, ma mentre rientra a casa viene aggredita; riesce a fuggire e chiama Malloy. Da questo momento instaura una relazione con il detective, relazione in cui lei perde qualsiasi inibizione nel darsi all’uomo, in maniera proporzionale all’aumentare degli omicidi compiuti dal misterioso serial-killer. Ad attrarre Frannie è forse il fascino del pericolo? Si ritrova ad essere spaventata, ma anche eccitata, dall’ambiguità di Malloy e ne rimane soggiogata anche dopo che il serial-killer arriva ad uccidere Pauline e Malloy le confida stranamente di avere le chiavi dell’appartamento in cui sua sorella abitava. Sesso e morte, il rosso della passione e quello del sangue. In In the cut è ricorrente e simbolica la presenza del colore rosso: il sangue che sgorga dai corpi fatti a pezzi; la luce rossastra che connota gli incontri sessuali di Frannie e Malloy e gli spettacoli di lap-dance del locale sopra il quale abita Pauline; il ciondolo a forma di cuore del braccialetto che Pauline ha regalato a Frannie.
Ma fin dove si spinge, nel film, quest’associazione tra amore e morte, tra erotismo e crudeltà?
Durante una chiacchierata tra Frannie e Pauline, poco prima che quest’ultima venga uccisa, Frannie le racconta la storia dell’incontro tra il loro padre (le due sorelle sono figlie di madri diverse) e la madre di Frannie. Le due donne si trovano nell’appartamento di Pauline, dal piano di sotto arriva una musica, Frannie si alza, inizia lentamente a ballare coinvolgendo sua sorella e le racconta il primo incontro tra i suoi genitori; in alternanza alle due sorelle che ballano si inseriscono le immagini in bianco e nero del sogno ricorrente di Frannie, quello dei due ragazzi che pattinano insieme sul ghiaccio. Quei due ragazzi, racconta Frannie, sono suo padre e sua madre. Il racconto in immagini mostra un ragazzo che sta pattinando con una ragazza, ma che ad un certo punto, vedendone arrivare un’altra, bellissima ma ancora incerta nei movimenti sui pattini, se ne innamora perdutamente lasciando la ragazza precedente, la raggiunge e poco dopo le regala l’anello di fidanzamento che in realtà avrebbe dovuto dare a quell’altra. Le immagini del ricordo cessano, Frannie e Pauline smettono di ballare, Frannie dice tristemente che quando suo padre abbandonò sua madre lei non si riprese mai più dal dolore, mentre lui poi si sposò altre tre volte, abbandonando successivamente tutte le sue donne, compresa la madre di Pauline. La presenza di sequenze oniriche o allucinatorie, di ricordo o di fantasia si riferisce ancora a Sweetie, a Un angelo alla mia tavola, a Ritratto di signora o il più recente Holy Smoke.
Dunque, il padre di Frannie e Pauline è un “serial-killer dell’amore”, che sposa le sue “vittime” e poi le abbandona nel dolore. Nella vicenda di In the cut, ricordiamolo, imperversa anche un reale serial-killer, che continua uccidere donne. C’è però un elemento che accosta sempre più questi due killer, uno reale e uno metaforico: l’anello. Infatti, le vittime uccise e fatte a pezzi dall’assassino misterioso indossano sempre un anello uguale a quello che il padre di Frannie, nei suoi sogni-ricordi, aveva donato a sua madre. Anche sul dito della mano di Pauline appena uccisa verrà ritrovato lo stesso anello. Il film crea dunque sempre più questa sovrapposizione tra i due diversi tipi di “assassini”, raggiungendo il culmine nel mostrare un incubo di Frannie subito dopo l’orrenda morte di Pauline, sempre la solita scena in color seppia in cui però la romantica passeggiata sui pattini dei suoi genitori prende una piega macabra quando sua madre, caduta sul ghiaccio senza riuscire a rialzarsi, cerca l’aiuto di suo padre che invece, non riuscendo a fermarsi nella sua corsa, le taglia di netto con le lame dei pattini le gambe, dalle quali sgorga un sangue denso e nero, e sta per tagliarle anche la gola quando Frannie viene svegliata dal suono del citofono del suo appartamento: lei spera sia Malloy, invece è Cornelius, il suo studente. Cornelius ha fatto una tesina che deve consegnarle e che parla di un serial-killer di colore che negli anni ’70, dopo aver compiuto 23 omicidi, venne condannato e ucciso sulla sedia elettrica; la tesi di Cornelius è che John Gasey, questo il suo nome, in fondo è stato messo a morte ingiustamente perché più di una volta aveva affermato di aver ucciso quelle persone per il troppo amore, perché le amava al punto tale da volersi impossessare per sempre di loro.
Mettendo insieme tutti questi elementi, chi è dunque il serial-killer misterioso? Ѐ l’ambiguo detective Malloy, che ha il tre di picche tatuato sul polso, dice di essere innamorato di Frannie, ma in realtà le fornisce ben poche notizie sul suo conto? Oppure è Cornelius Webb, a sua volta molto attratto da Frannie, che riscatta la figura dell’omicida John Gasey in nome dell’amore che egli tributava alle sue vittime? O si tratta piuttosto del nevrotico ex amante di Frannie, che conserva ancora le chiavi del suo appartamento e che ogni tanto ci entra di nascosto?
Prima di svelare la reale identità dell’assassino in quel finale di film in fondo banale, se si intende In the cut come thriller tout court, ecco che si è arrivati al fulcro del senso del film, la dimostrazione di ciò che si è detto all’inizio e si è ribadito nel corso di questa analisi, vale a dire l’estremizzazione del concetto di desiderio sessuale legato indissolubilmente alla crudeltà e alla morte, un desiderare l’altro al punto da volerlo “incorporare” in sé e a sua volta un volersi annullare totalmente nell’altro. Un desiderio che passa attraverso l’attrazione per il pericolo, per le emozioni forti che possono riguardare la morte, anche la morte metaforica: quella di chi, come la madre di Frannie, la stessa Frannie, o Pauline, abbandonata da tutti i suoi amanti, hanno sofferto e soffrono per amore pur continuando ad amare, una sorta di tormento ed estasi da cui nessuno, questo sembra essere il leitmotiv del film, può trovare scampo perché specifico della natura umana. Da questo punto di vista, il padre di Frannie, serial-killer “metaforico”, e il serial-killer “reale” del film, che si rivelerà essere il tenente Rodriguez, che ha come Malloy il tre di picche tatuato sul polso, sono speculari: entrambi “sposano” le loro vittime prima di ucciderle infilando loro l’anello al dito.
Frannie scamperà a questo macabro rituale e ucciderà il tenente Rodriguez che la costringeva ad infilarsi l’anello prima di ucciderla. Un ultimo ricordo in forma di breve immagine color seppia dei genitori di Frannie, ancora felici, che si baciano e poi, anche se sanguinante per i tagli procurati dal coltello di Rodriguez, Frannie che torna malconcia, ma viva, nella sua casa dove trova Malloy ad attenderla.

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