Carlo Verdone: critica all’Italia volgare

Al GFF il regista romano parla del suo nuovo film

“Una critica feroce alla volgarità italiana”.
Sarà questo uno dei temi del prossimo film di Carlo Verdone annunciato oggi al Giffoni Film Festival.

«Circa otto-nove mesi fa – racconta Verdone – mi ero reso conto che sul mio sito eravamo arrivati a circa 1.300 richieste di fan che chiedevano di rivedere ancora alcuni personaggi storici che appartenevano ai miei primi film. Mi sono fermato e ho detto che era arrivato il momento di fare un ultimo grande fuoco d’artificio. Sono andato da Aurelio De Laurentiis e gli ho raccontato dei fan che mi scrivevano. Lui non mi ha nemmeno fatto finire di parlare e mi ha detto: "falli, voglio rivedere i personaggi vecchi allo stato attuale, alla tua età, con le loro voci, ma devono essere storie molto potenti, altrimenti non mettiamoci a competere con un passato molto forte". Con gli sceneggiatori Piero De Bernardi e Pasquale Plastino ci siamo messi a scandagliare le eventuali storie –racconta ancora Verdone - e con sorpresa ho visto che sono venute con molta facilità.» […] «Sono storie staccate una dall’altra, sono minifilm, 3 episodiannuncia Verdone - Il primo ha per protagonista Leo, il tenerone della nonna; il secondo il marito Furio; il terzo il cafone Ivano. […] Se tutto va come dovrebbe andare, a settembre inizierò le riprese, dovrebbe uscire tra febbraio e marzo 2008».

Il film arriva undici anni dopo “Viaggi di nozze”: «L’Italia è cambiata molto, anche il mio modo di osservarla –spiega Verdone- Ci sono dei tic e dei difetti dei personaggi che non spariranno mai, fanno parte degli uomini non dei tempi. I personaggi saranno gli stessi di fronte alle situazioni attuali, vedremo come reagiscono. Leo è un candido e oggi non c’è spazio per un candido. L’episodio con Furio sarà più sinistro e cupo, quello con Ivano sarà una critica di costume feroce ad un’Italia piena di volgarità che oggi vediamo, leggiamo e che ci contraddistingue in tutto il mondo. La volgarità italiana ha raggiunto vertici mondiali di cui dovremmo sottolinearne la gravità. Osservo con attenzione la gente sotto l’ombrellone, quelli con le cosce in vista, quelli indebitati, griffati. Voglio divertirmi a raccontarli».

Poi un attacco alla gestione politica che è stata fatta del cinema italiano: «Nei confronti del cinema c’è tanta non cultura –dice Verdone- Il cinema italiano è stato spremuto come un limone svendendo interi magazzini di produzione alle televisioni Rai e Mediaset, che, attraverso il loro indice di ascolto, definivano che uno era un autore che valeva tanto e un altro valeva poco. Siamo entrati in una logica in cui la quantità è più importante della qualità, è stato quello il vero disastro. Sky fa un’opera importante di conoscenza del cinema ma, consegnando e delegando completamente tutto il nostro cinema, la Rai non è più interessata a trasmettere i film in prima serata. Il pubblico, non vedendo più cinema italiano in prima serata, pensa che non abbia più valore qualitativo. In tre anni sono stati mandati in onda 72 film italiani di cui 3 in prima serata, uno o due miei. Abbiamo dimostrato che non siamo un cinema assistito nonostante Renato Brunetta che ha fatto un libro contro il cinema italiano in cui dice cose anche inesatte. Il cinema ha sofferto di scelte e finanziamenti ministeriali sbagliati, di destra e sinistra. 79 milioni di euro per tutto il cinema italiano non sono niente, la Spagna né dà 90, la Germania 250, la Francia 500. In Italia ci sono giornali di scommesse sui cavalli che prendono 2 milioni e mezzo di euro all’anno».

L’ultima battuta è riservata a Quentin Tarantino che, nelle ultime settimane, ha criticato molto il recente cinema italiano: «Parla del cinema italiano e non lo conosce. Caro Tarantino, non conosci il cinema italiano perché in America non tenete le porte così aperte come noi che le apriamo per certe puzzonate che a volte fate. Noi le porte le apriamo per Tarantino, per i film iraniani, per quelli di Hong Kong ma imporre un film italiano in America è un’impresa titanica, ci vorrebbe un po’ piu’ di coraggio. Tarantino vede i film solo ai festival».

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