Intervista a Giorgio Valentini

Un’eterogeneità di idee, sperimentazioni e spunti intuitivi, espressioni di un talento fuori dal comune, hanno portato Giorgio Valentini, animatore di film, regista ed insegnante, a vincere il desiderato Premio alla Carriera in occasione del Fano International Film Festival, giunto alla sua diciannovesima edizione dal 22 al 27 ottobre.
Apprezzato per la bravura nell’animazione e per la sensibilità umoristica, Valentini nel suo ultimo “Le nuvole sono solo nuvole” - che verrà presentato in anteprima al Festival di Fano la sera del 27 ottobre - ha cambiato registro e smorzato l’ilarità, ma comunque ha colpito di nuovo nel segno.

Grazie alle sue opere di animazione Lei ha vinto tantissimi premi. Ora è vincitore ufficiale del Premio alla Carriera al Fano International Film Festival. Che effetto le fa?
“Di meraviglia e stupore prima di tutto. Sono stato colto di sorpresa, non me l’aspettavo. E’ una felicità senza uguali sapere di aver vinto un premio tanto importante nel luogo in cui sono nato e vissuto. Ho lavorato 35 anni a Milano, ma da poco tempo sono tornato a vivere a Fano. E’ il più bel regalo che potessi ricevere dalla mia città”.

Al Fano International Film Festival vedremo in anteprima il suo “Le nuvole sono solo nuvole”…
“Beh, per una volta ho abbandonato l’ironia e l’animazione, per dedicarmi a qualcosa di ben diverso. Innanzitutto un corto dal vero, con attori veri. E poi tanta negatività, senza dubbio. Il timore è che non venga capito e apprezzato dal pubblico, ma è nato da un mio genuino momento di sconforto ed è una critica alla società attuale. Devo dire però che ho visto dei cambiamenti nell’ultimo periodo. Forse qualcosa migliora”.

L’animazione va sempre più forte. Tanti personaggi nuovi, serie tv e persino i Simpson al cinema. Come mai?
“Perché una volta l’animazione era un settore di nicchia, per bambini, oggi invece è per tutti. Alcune serie sono talmente complesse da essere comprensibili solo ad un pubblico adulto. Penso che tutto ciò sia molto positivo, ma in Italia si è rimasti troppo indietro”.

Anche il cortometraggio vede crescere la sua importanza.
“Per fortuna! Ma se consideriamo che il cortometraggio è una vera espressione cinematografica, fine a se stessa e compiuta nel suo genere, è ancora relegato in uno spazio decisamente angusto. L’attenzione che gli viene rivolta dovrebbe essere maggiore”.

Cosa risponde a chi dice che oggi lavorare nel mondo del cinema è davvero difficile?
“Lo è sempre stato, io sento questa frase da una vita e chiaramente è vera. E’ un posto per pochi: per chi ha la fortuna di trovarsi al posto giusto e al momento giusto, ma anche per chi ha talento da vendere”.

Lei è stato animatore, regista, autore e insegnante. Mai pensato al ruolo dell’attore?
“Ho fatto l’attore una sola volta, ma di nascosto! Ho subito capito che non era la mia migliore qualità”.

Quest’anno il Fano International Film Festival dedica un omaggio a Bruno Bozzetto, tra i maggiori animatori italiani. Lei ha lavorato con lui per ben 25 anni.
“E non posso che parlarne bene. Un bravissimo animatore e un uomo apprezzabile. Ovvio che in una collaborazione così lunga siano capitati dei piccoli screzi, ma nell’insieme è stato tutto molto positivo. E’ innegabile che sia uno tra i maggiori talenti dell’Italia nel settore”.

La vedremo in platea al Festival ad applaudire il suo corto?
“Credo proprio di sì. Salvo imprevisti, non mi perderò la diciannovesima edizione del Festival”.

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