Censura nei film e Codice Hays: condanna dell'immoralità e rispetto della legge

Sesso, violenza e criminalità nei film dell'Hollywood classica

La forma di autocensura più nota della storia del cinema, il Codice Hays entrò in vigore nel 1934 per regolare gli standard morali delle pellicole statunitensi.

La censura raggiunse così il suo punto più alto grazie a William Hays – messo a capo della MPPDA (Motion Pictures Producers and Distributors Association) –, che istituì questo Codice di Produzione, in grado di controllare il sistema hollywoodiano fino agli anni Sessanta.


Il Codice Hays monitorava la rappresentazione di sesso, violenza e criminalità, facendo leva su tre principi base: rispetto della legge della natura e degli uomini; condanna di crimine, immoralità e licenziosità; rappresentazione del male lecita se giustificata dal dramma dell'azione narrativa.

In concomitanza al Codice, Hays creò il Production Code Office, che verificava la regolarità delle pellicole prima che il film venisse completato, in modo da entrare direttamente nelle dinamiche di produzione. L'influenza terroristica del Codice ricevette una prima picconata da Otto Preminger, che, nel 1950, riuscì a eluderlo e a distribuire il suo film La vergine sotto il letto.
Da questo momento il Codice iniziò a perdere credibilità, fino alla scelta, a metà degli anni Sessanta, di riorganizzare le direttive sulla censura in modo drastico.

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