Potere e fascino del vampiro nella cultura e nell'immaginario horror

Il vampiro come simbolo dell'inconscio umano o del capitalismo

Libri, film, pubblicità, serie tv. Forse nessuna delle creature dell'immaginario horror ha mai avuto tanto successo nei diversi canali comunicativi come il vampiro.
Dal Dracula letterario di Stoker al popolare telefilm per un pubblico adolescente Buffy L'Ammazzavampiri, passando per film di culto come Intervista col Vampiro o la trilogia di Blade, sembra davvero che, nel corso degli anni, questa intrigante figura non abbia perso il suo smalto.
Il vero potere del vampiro sta nella sua capacità di adattarsi sempre e comunque ai tempi. In ogni epoca e in ogni situazione economico-politica la sua immagine è la perfetta incarnazione del male, poiché quest'ultimo raramente si presenta all'uomo per quello che è in realtà.
Lo zombie, il mostro o il Diavolo con corna e forcone, solamente con la loro stessa presenza, incutono terrore in chi si trova malauguratamente sul loro passaggio. Il male viene reso visibile, riconoscibile fin da un'occhiata superficiale.
Un vampiro, invece (per lo meno la sua versione letteraria e cinematografica), è in genere affascinante, suadente. Con i suoi occhi ipnotici attira a sé la vittima senza che questa nemmeno se ne renda conto.
Anzi, essa spesso gli si dà volontariamente, salvo accorgersi, quando ormai è troppo tardi, dell'errore commesso.
Ciò perché, almeno secondo alcune interpretazioni, il vampiro non è altro che la trasposizione dell'inconscio umano, di quell'enorme calderone di tutte le pulsioni considerate sconvenienti, negative, ma che sono insite nell'istinto dell'essere umano e che, pertanto, non potranno mai essere cancellate.
Vale la pena soffermarsi inoltre su una particolare interpretazione della sua figura.
Il Vampiro è stato visto anche come simbolo del capitalismo, del padrone che sfrutta il lavoro (leggi succhia il sangue) degli operai per arricchirsi sempre più, della sete di potere che non si fa scrupolo di gravare su chi già ha poco.
E' inoltre teoria comune che, nei periodi di crisi politica ed economica, la fiction di genere horror abbia maggiore successo e diffusione.
Stephen King, nel suo saggio Dance Macabre, riporta l'esempio di film come il celebre Dracula con Bela Lugosi o Frankenstein con Boris Karloff, che grande successo ebbero durante gli anni Trenta, nel pieno della Grande Depressione.
È quindi solo una coincidenza il fatto che, in questo periodo di drastica crisi finanziaria internazionale, con migliaia di lavoratori disoccupati o in cassa integrazione e un'economia peggio che stagnante, siano apparsi sia un film (Twilight di Catherine Hardwicke, uscito negli USA a novembre 2008) che una serie televisiva (True Blood di Alan Ball, uscita negli USA nel 2008), incentrati entrambi sul tema del vampirismo?
Forse sì, ma resta il beneficio del dubbio.

di Milena Vallero [Visita la sua tesi »]

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