Cinema e moda: "Kill Bill" e la 'Tigermania'

Come un film può trasformare una scarpa in un oggetto di culto

Dalle felpe bicolore alle scarpe, gli accessori usati in Kill Bill sono diventati un must e il film di Tarantino si è inserito nella scia di quelli che lanciano le mode. Film che ruba a tutto e tutti, Kill Bill è, infatti, anche un film generoso di sé, disposto a lasciarsi a sua volta spremere dalla moda e dal fashion. Basta dare un’occhiata alle sfilate dello scorso anno per capire che la “Tarantinite” ha colpito nel segno. Il pericolo giallo, l’avanzare sempre più imponente della cultura orientale in occidente diventa fascinazione, e il colore del limone e del sole, così difficile da portare, la fa da padrone sulle passerelle e sulle pagine dei giornali femminili, proprio come il tono generale di Kill Bill e soprattutto come la tuta di Uma, mutuata da Bruce Lee e ripresa in mille modi e declinazioni dagli stilisti. Come Uma, la donna sarà centauro, motociclista, dalla tuta di pelle fino agli stivali e non solo in sella, ma in ogni momento della giornata. Quello che stupisce davvero è che il giallo, in disuso da quasi un ventennio (le sue ultime apparizioni risalgono alle versioni fluo degli anni Ottanta), è tornato alla ribalta nelle collezioni degli stilisti veri, proprio per l’estate 2004. Tra le proposte-moda di Kill Bill c’è inoltre il look da collegiale giapponese, che sembra uscito dai cartoni animati e dagli accessori infantili stile “Hello Kitty”. Neanche a farlo apposta, anche quest’anno la minigonna da Lolita organizzata è più che mai à la page. Naturalmente, essendo Kill Bill un fenomeno di così grande portata commerciale non poteva mancare la vendita (soprattutto on-line) di pupazzi, portachiavi e oggetti vari ispirati al film. E’ possibile infatti acquistare alcune riproduzioni della Sposa, inguainata dalla tuta gialla, di Go Go Yubari, con tanto di palla di ferro, e di O-Ren Ishii, kimono bianco e katana in pugno. Ma la vera chicca sono le “action figures” degli 88 Folli, prodotti dalla Neca, che hanno arti mozzati intercambiabili, per riuscire a cristallizzare le sequenze del film, e una pompetta piena di liquido rosso con cui simulare i fiotti di sangue che sgorgano dalle braccia recise. La “Kill Bill-mania” non riguarda però solo i giocattoli. Nel film, Uma indossa un paio di scarpe gialle divenute già oggetto di culto per le tribù metropolitane più trendy. Ed è stata proprio questa la nuova geniale trovata di Tarantino, quella di rilanciare un paio di scarpe molto in voga negli anni ’60: le Onitsuka Tiger.
Non è la prima volta che le Onitsuka Tiger Tai-chi dell'Asics compaiono sul grande schermo. Questo modello ha già fatto il suo ingresso al cinema ai piedi di Bruce Lee, che le indossò nel suo ultimo film Game Of Death(“L’ultimo combattimento di Chen”) girato nel 1973. Le Tai-chi sono ispirate a due antiche discipline orientali, il Tai Ji Quan e il Jeet Kune Doo, che venivano praticate dai leggendari maestri di arti marziali, tra i quali lo stesso Bruce Lee. Queste discipline sono note per i movimenti aggraziati e per gli effetti benefici contro lo stress che regalano alla mente e al corpo. Questa filosofia è ripresa nella scelta dei materiali, del disegno e dei colori che caratterizzano le Tiger. Indossare queste scarpe procura una piacevolissima sensazione di libertà provocata dalla leggerezza dei materiali usati e dalla sottilissima suola in gomma che permette al piede di sentire qualunque cosa calpesti. Se si cammina su di una roccia la si può davvero sentire. Naturalmente, però, per spiegare il successo di queste formidabili scarpe non bastano queste attitudini. Come ogni prodotto di abbigliamento è necessario l’intervento di altri fattori. In questo caso l’apparizione delle Onitsuka Tiger Tai-chi ai piedi di Uma Thurman in Kill Bill volume 1. Le scarpe del film sono gialle e nere, proprio come la tuta, anch’essa copiata da Bruce Lee, ed è quindi chiaro che in questo contesto sono solo una parte del total look proposto da Tarantino in Kill Bill. Ma c’è anche un’altra caratteristica che rende le scarpe un tutt’uno con il film. In una inquadratura, durante la scena del combattimento nella House Of The Blue Leaves, si nota che le scarpe di Uma hanno delle suole personalizzate (non è infatti possibile trovarle in commercio) in tono con il ruolo della Sposa vendicatrice: in rilievo, con un carattere tondeggiante in uso sulle copertine di musica psichedelica trent’anni fa, c’è scritto “FUCK U”. Le Tiger Tai-chi modello Kill Bill sono diventate richiestissime dopo l’uscita del film anche se è diventato difficilissimo, se non impossibile, possederne un paio poiché sono a edizione limitata. Infatti la Onitsuka Tiger ne ha messe in commercio soltanto 3600 esemplari, delle quali 2000 destinate al mercato americano, 1000 a quello giapponese e 600 a quello europeo. E’ possibile però avere lo stesso modello in una vasta serie di colori differenti.
Onitsuka Tiger è molto più di un brand retrò. Con Onitsuka Tiger è tornato lo stile vintage anni ’60 ed insieme ad esso anche la moda giapponese è tornata a spopolare sui mercati occidentali. Si tratta di una vera e propria “nippomania” che ha colpito tutti i settori dell’industria culturale, dal cinema all’abbigliamento, passando per il cibo. Il Giappone e la voglia d'Oriente sono tornati con prepotenza alla ribalta e, come al solito, il vettore principale della tendenza incalzante è rappresentato dal grande schermo. Tre dei film più visti e attesi della scorsa stagione hanno riportato in voga l’estremo Oriente. Non solo il Kill Bill di Tarantino che vede Uma Thurman eroina in quel di Tokyo, fra kimono e spade nipponiche. Ci sono anche le passioni platoniche che uniscono i protagonisti di Lost in Translation, l'opera seconda di Sofia Coppola, film in cui i protagonisti, due americani spaesati giunti in Giappone per motivi diversi, s'incontrano, si sfiorano e si amano mentre Tokyo fa costantemente da sfondo. C'è poi il vero e proprio kolossal, quell'Ultimo Samurai in cui Tom Cruise va a caccia di gendarmi giapponesi rievocando le gesta della casta più fedele all'Imperatore nipponico, la nobile stirpe degli eroi guerrieri: i samurai.
Un paese che emerge nei tre film nei suoi aspetti più diversi, quello fumettisco e da manga di Kill Bill, in cui non mancano le citazioni per i lati oscuri (eccezionale la parodia della spietata mafia nipponica) e per quelli più ''fashion'' che stanno rilanciando il Giappone nel mondo. Sofia Coppola punta invece il dito sulle differenze culturali e linguistiche del Giappone d'oggi. Un Paese che si sta sempre più occidentalizzando, ma che paga ancora uno scotto linguistico e culturale nel quale spesso si perdono le sfumature. C'è infine un Giappone storico, fatto di tradizioni secolari e aspetti sociali lontani anni luce dal nostro modo di vedere e pensare le cose. Si tratta del Giappone dipinto da Edward Zwick nel suo Ultimo Samurai in cui i valori più importanti sono l’orgoglio e l’onore. Ma l’esempio più lampante della dilagante voglia di Oriente è riscontrabile nell’attuale stagione cinematografica. Il film Hero del maestro cinese Zang Ji Mou, presentato al festival di Berlino del 2002, non era mai stato distribuito e soltanto ora, sulla scia degli altri successi orientali che lo hanno preceduto, è uscito nelle sale. Se al cinema il Giappone spopola, non cambia di molto la situazione quando si parla di moda. Dopo avere per anni ammirato e attinto alle nostre firme il Paese del Sol Levante si sta risvegliando e sta puntando deciso ai mercati occidentali. Il logo ''Made in Japan'' si prepara a investire l'abbigliamento a tutti i livelli. Le firme giapponesi aumentano a vista d'occhio, così come le case di moda (i produttori di calzature sportive in primis) che si rivolgono a stilisti giapponesi per disegnare i modelli cult del momento. Per ora si tratta di joint venture molto in voga ma prestissimo gli ambiti stilisti dagli occhi a mandorla inizieranno a correre in proprio. E allora sarà bello vedere se anche nella moda faranno il boom già visto nel mondo tecnologico. Tirando le somme, l'ondata nipponica che ha già travolto gli schermi sta portando i suoi inevitabili influssi in tutto quello che riguarda mode, tendenze e costumi di casa nostra. Addirittura Mc Donald sta proponendo piatti e cibi ispirati alla cucina orientale. E anche il sushi, che conobbe il suo boom qualche anno fa, sta vivendo una nuova giovinezza.
In conclusione è difficile dire se sia il Cinema a lanciare delle mode secondo piani stabiliti in precedenza, o se viceversa l’industria di Hollywood si adegui alle preferenze del mercato, magari seguendo l’esempio di qualche film che faccia da pioniere. Quello che è certo è che quando Cinema e Moda si alleano, difficilmente falliscono un colpo.

di Alessandro Varone [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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