La mortadella (1971)

Dall'Emilia a New York. Il prodotto di Zola Predosa nell'allegoria di Monicelli

Non può mancare Zola Predosa tra le location dell'allora poco fortunato La mortadella di Mario Monicelli, produzione del 1971 che coinvolge Italia, Francia e Stati Uniti.
Il paese in provincia di Bologna è infatti assurto di diritto a Capitale della Mortadella e, nel film, divide la scena, oltre che con la Grande Mela, con Correggio, Guastalla (Reggio Emilia) e Carpi (Modena).
Dunque il prodotto italiano tenta la traversata oltreoceano: questa è la cornice nella quale prende vita la storia di Maddalena e Michele, dietro la quale si cela la critica di Monicelli (e di Renato W. Spera, autore del racconto La pizza al quale la pellicola è ispirata) al movimento di protesta operaio dei tardi anni '60.
Sì, perché Michele, partito per gli States con il proposito di mettere le basi per una nuova vita con l'amata, si lascerà traviare dal capitalismo e dall'avidità, incapace di ricordare la sofferenza patita da operaio nella sua fabbrica e il vero motivo per cui era stato spinto da Maddalena a emigrare: divorziare dalla moglie, a quel tempo non contemplato dalla legge italiana.
Solita impronta sociale dell'epoca, insomma, con la particolarità dell'imprevisto in aeroporto per Maddalena, che, al JFK di New York, è bloccata dalle autorità che non le consentono di portare con sé la mortadella, pegno d'amore per Michele. Il salume diventa così simbolo di tutta una serie di cliché ancora molto vivi in quegli anni, questo malgrado la revisione alla sceneggiatura di gente del calibro di Suso Cecchi D'Amico.
La mortadella, portata come un prezioso cimelio dall'allora moglie di Carlo Ponti, ha suggerito fin troppe battute facili su come l'italiano è percepito (e percepisce se stesso) nel Nuovo Continente, così come la perdita dello spirito operaio nella terra delle occasioni è davvero scontata e pedante.
Ma, a più di 40 anni, La mortadella si erge a nuova allegoria dell'attuale ansia di emigrazione dell'italiano, a cui si aggiunge la paranoia dell'antiterrorismo alle dogane e ai confini del terzo millennio, e restituisce un senso, quasi insperato, a un film non all'altezza di Monicelli, ma testimone della realtà di disagio che attanaglia il paese, oggi come allora.
E poi, così come accade al salume del film, c'è mortadella per tutti. Basta mettersi in fila.

di Marco Rovaris [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

Le recensioni degli autori:

Vuoi scrivere una recensione e condividerla con gli altri utenti? Effettua il login come autore di Tesionline e potrai commentare ogni articolo che vuoi!

Condividi questa pagina