A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis, 2013)

La scena folk di New York anni 60 tra sogno e realtà

In quasi tutti i loro film i Coen ci hanno abituato a seguire le vicende dei perdenti, di chi sta ai margini della società americana, e anche in questo caso non si smentiscono.
Il film narra, infatti, una settimana nella vita di un aspirante cantante folk, Llewyn Davis (interpretato superbamente da Oscar Isaac), che tenta di sfondare nell'ambiente musicale newyorkese del 1961, cioè un momento prima dell'inizio della grande rivoluzione musicale che decreterà i due decenni successivi come i più importanti e prolifici della storia della musica “leggera” o “popolare”.
L’aspetto straordinario del film è la capacità di ricostruire un'epoca senza scivolare nel rimpianto di un tempo passato e – per definizione – felice, ma semplicemente restituendocene le atmosfere.
Dai locali underground come il Gaslighit alle case disadorne del Greenwich Village e della vita bohemien di chi ci vive, oppure attraverso le facce dei personaggi minori (e lo sappiamo, i fratelli Coen in questo sono dei maestri), o ancora grazie allo straordinario utilizzo di una fotografia tutta virata sui toni spenti e grigi che riflette lo stato d'animo di un uomo che sente che le sue aspirazioni stanno andando in frantumi.
Non mancano i momenti surreali come la lunga sequenza del viaggio in macchina di Davis verso Chicago assieme a un musicista epilettico e incontinente (uno strepitoso John Goodman) che ha come autista un teppista-poeta e con il gatto che Davis ha temporaneamente in custodia e che deve restituire a una coppia di amici che lo hanno ospitato per qualche giorno.
Il gatto, per quasi tutto il film, viene chiamato semplicemente “gatto” proprio come succede in Colazione da Tiffany. Solo alla fine, e non a caso, si scopre che si chiama Ulisse ed è uno degli elementi che nel corso del film metteranno maggiormente in difficoltà il protagonista.
Tuttavia, come tutte le grandi opere, i giudizi, i significati palesi e quelli reconditi sono molteplici e molto sfaccettati. Il contrasto tra le aspirazioni individuali e la possibilità che esse siano riconosciute dagli altri, la capacità di riuscire a capire qual è la propria strada nella vita, la sensazione di sentirsi incompreso e la rabbia che ne deriva, la sfortuna che a volte si accanisce nei confronti di una persona…
E ognuno può cogliere un aspetto che a qualcun altro può non rivelarsi e dunque troppe parole possono diventare superflue.
Con questo film i fratelli Coen si confermano ancora una volta tra i più grandi cineasti del mondo. E allora la cosa migliore da fare è andare al cinema, sedersi tranquilli in poltrona e prepararsi semplicemente a gustarsi un capolavoro.

di Lorenzo Barbieri [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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