Morte a Venezia (1971)

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"Film prodotto non capitali italiani, ma dalla Warner Bros. Infatti, nessuno volva produrlo per il tema della pederastia, e Visconti dovette cercare finanziamenti in America, più aperta a idee nuove.
Il film è chiaramente tratto dall’opera omonima di Thomas Mann, "La morte a Venezia" (1912), dalla quale non si discosta molto, se non solo per alcuni particolari che hanno facilitato la transcodifica letteratura-cinema. Innanzitutto, il racconto di Mann comincia con il protagonista che ha una visione che lo induce a partire, provocandogli un senso d’irrequietezza.
Al contrario, Visconti inizia il film saltando questa parte e mostrandoci il protagonista già in viaggio. In entrambi questo viaggio preannuncia già la morte di Aschenbach: nel romanzo, la visione e il desiderio di viaggiare sono un allusivo segno di morte, mentre nel film la posizione statica e impassibile di Aschenbach sulla nave segna già il suo destino, dove il gondoliere diventa una sorte di Caronte che accompagna il protagonista nel suo ultimo viaggio.
Come si è già avuto modo di evidenziare, Visconti cambia il mestiere del protagonista: non è più uno scrittore, ma diventa il musicista Gustav von Aschenbach, con un evidente riferimento a Mahler, la cui musica viene utilizzata come Leitmotiv del film.
La chiave di lettura del film è che non si può contemplare direttamente l’arte, e chi ne avuto la possibilità è desinato inevitabilmente alla morte. Questo è anche il destino di Aschenbach, che nel 1911, reduce da un periodo di crisi giunge al Lido di Venezia per trascorre una vacanza dedita al riposo, ma soprattutto per curarsi.
Nel suo stesso albergo, l’Hotel des Bains, alloggia anche una famiglia polacca, di cui fa parte Tadzio, un giovane e bellissimo adolescente, che attira subito la sua attenzione. Da questo momento, Gustav comincia a seguire il giovane con lo sguardo in spiaggia e in albergo, ed essendo ricambiato questa cosa lo turba.
Questa passione lo turba a tal punto che decide di partire e tornare a casa, ma la sua valigia viene smarrita ed è costretto a tornare in albergo. Tornato all’hotel, Gustav continua a seguire Tadzio e questo inseguimento lo porta tra le calli veneziane, segnate ormai da una dilagante epidemia.
Infatti, Aschenbach scopre che in città gira una forte epidemia e decide allora di avvisare i polacchi, ma poi tace. Malato segue per l’ultima volta Tadzio sulla spiaggia, e mentre quest’ultimo gli indica l’orizzonte, Aschenbach muore."

di Alina Pirilli [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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