Romanzo di una strage e Diaz

Polizia violenta e terrorismo. La vergogna italiana

Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana e Diaz di Daniele Vicari, ovvero il cinema italiano ritorna agli antichi fasti.
Dopo una serie infinita di commediole insulse, una piacevole sorpresa è stata la visione di questi due film italiani che tornano a dare lustro alla nostra cinematografia.
Due film tesi, duri, vibranti, ben girati, con un cast di grande spessore e con una recitazione convincente, che sanno dare uno schiaffo allo spettatore e che non possono lasciare indifferenti. Romanzo di una strage e Diaz fanno parte infatti di quei film (ormai rari) ai quali, nei giorni successivi alla loro visione, non si può fare a meno di pensare, di ripensare e di tornare ancora a riflettere.
Le tematiche sono simili, ma le modalità scelte dai registi per raccontare le due storie sono significativamente differenti.
Quello su Piazza Fontana è un film che sposa la tesi di un libro - Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli - a cui è ispirato e che, quindi, dà una possibile (e plausibile) spiegazione di come possano essere andate le cose allora.
L’aspetto più inquietante della vicenda è che la verità, nonostante 33 anni di processi, non è mai venuta a galla in modo chiaro, perché da subito alcune strutture dello Stato - SID, SISMI, UFFICIO AFFARI RISERVATI (probabilmente anche la CIA) - hanno cominciato a depistare le indagini, a falsificare o a creare prove ad hoc, a coprire possibili colpevoli.
E’ reso molto bene il clima cupo di quegli anni e di quel decennio tragico della storia d’Italia, grazie anche a una fotografia livida giocata molto sulle tonalità neutre e i colori sbiaditi.
Il film sulla scuola Diaz e i fatti susseguenti al G8 di Genova, invece, non sposa nessuna tesi. E’ realizzato soltanto sulla base degli atti processuali che fin qui sono emersi, quindi non vengono esposte o ventilate eventuali responsabilità politiche, perché finora non sono mai risultate e anche qui, dopo undici anni, difficilmente emergeranno.
Significativo, da questo punto di vista, il fatto che il film sia stato girato in gran parte in Romania (cioè molto lontano da dove i fatti si sono svolti) con la via della scuola Diaz totalmente ricostruita.
Da un punto di vista tecnico il film è realizzato sullo stile di Elephant di Gus Van Sant, cioè con la stessa scena reiterata più volte ma ripresa da prospettive differenti sulla base dei vari protagonisti in scena (manifestanti, poliziotti, giornalisti ecc).
In definitiva, quindi, due film fortemente consigliati, da vedere (e anche da far vedere nelle scuole) per non dimenticare la storia tragica e violenta di cui è intessuto il nostro paese.

Il pestaggio di Rodney King nel 1991

di Lorenzo Barbieri [Leggi la sua biografia »] [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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